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Un autorevole protagonista della vita politica italiana

· Il cardinale segretario di Stato Bertone per la morte di Andreotti ·

Si celebrano oggi, presso la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, a Roma, i funerali del senatore a vita Giulio Andreotti. Ieri, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone — che stamattina ha visitato la camera ardente — ha inviato alla moglie, Livia Danese, un telegramma nel quale, ricordando la «lunga e feconda esistenza» di Andreotti, esprime «sentita partecipazione al grave lutto» per la perdita «di un così autorevole protagonista della vita politica italiana, valido servitore delle Istituzioni, uomo di fede e figlio devoto della Chiesa. Assicuro — ha scritto ancora il porporato — un fervido ricordo nella preghiera ed invoco per quanti ne piangono la dipartita il conforto della speranza cristiana». Secondo il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, Giulio Andreotti è stato «un grande statista da tutti riconosciuto come tale, protagonista di un grande periodo nella nostra storia italiana». «Spero che tutti noi — ha aggiunto il porporato a margine di una messa — ripensando alla sua storia, possiamo prendere opportuni insegnamenti nel considerare il bene per l’Italia», perché «lo statista è colui che non guarda solamente al domani, ma guarda molto più lontano e quindi cerca di affrontare i problemi particolari in un’ottica non di giorni, o di mesi, ma di anni». Questa mattina, il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, si è recato nell’abitazione del senatore Andreotti, dove era stata allestita la camera ardente. Allo stesso Napolitano è giunto un telegramma del presidente russo Vladimir Putin nel quale si sottolinea come «al nome di questo eminente uomo politico è legata un’intera epoca nella storia italiana. Occupando per decenni cariche importanti e guidando più volte il governo», Andreotti «ha dato un grande contributo allo sviluppo del Paese. In Russia, prosegue Putin, lo si ricorderà come sostenitore coerente del rafforzamento dei rapporti d’amicizia e cooperazione bilaterali». Secondo il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, «con Giulio Andreotti se ne è andato uno dei grandi uomini politici italiani», che «ha contribuito a plasmare l’Italia e l’Europa dopo la guerra». Westerwelle ha ricordato che Andreotti «aveva ulteriormente intensificato le relazioni tradizionalmente strette tra Italia e Germania» e che «fu partner affidabile del nostro Paese».

Dall'archivio dell'Osservatore Romano

Intervista alla vigilia del novantesimo compleanno (11 gennaio 2009)

Aneddoti e ricordi per i centocinquant'anni del nostro giornale (6 agosto 2011)

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