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Un atto di lucidità politica

· I vescovi dell’Italia meridionale sollecitano il governo a favorire l’occupazione giovanile ·

Napoli, 10. «Far leva sui giovani è un atto di lucidità politica. Un atto al quale non si vorranno e non si dovranno sottrarre le istituzioni centrali e regionali, deputate a creare le condizioni per incrementare l’occupazione al sud»: è quanto scrivono i i presidenti delle conferenze episcopali regionali del Mezzogiorno (Sardegna compresa) nel messaggio finale diffuso al termine del convegno «Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?», svoltosi l’8 e il 9 febbraio a Napoli.

Vescovi, sacerdoti e laici si sono interrogati sul futuro del sud e delle nuove generazioni, troppo spesso costrette a emigrare per trovare un lavoro decente. I numeri sono impietosi: negli ultimi cinque anni — secondo l’Istat — 1.130.000 meridionali hanno lasciato la loro terra; nel solo 2014 sono partite 104.000 persone, il 30 per cento delle quali con una laurea in tasca. E drammatiche sono le cifre della disoccupazione, specialmente quella giovanile, tornata a toccare il picco del 40,1 per cento a livello nazionale, con livelli ancora più alti nel meridione.

Secondo i presuli, la prima condizione fondamentale per creare più occupazione al sud è «sgomberare il campo dalle logiche del clientelismo, dalle lentezze della burocrazia, dalla invadenza della malavita organizzata». Occorre dunque «fare spazio alle nuove frontiere del lavoro, sviluppando modelli organizzativi in linea con l’evoluzione della società e della tecnologia». Di qui l’appello alle istituzioni locali e nazionali affinché intervengano «con urgenza e concretezza mediante politiche appropriate. Oggi, più che domani. Perché domani forse sarà troppo tardi».

Al governo nazionale e a quelli locali — ha dichiarato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), intervenuto al convegno — «dico che bisogna prendere atto che il sud esiste, che il sud non è soltanto “bisogno” ma anche risorse e quando le risorse non vengono utilizzate c’è una doppia colpa. Bisogna dire no al pietismo e all’assistenzialismo che sono subdoli alleati del malcostume, ma utilizzare le risorse». Secondo Galantino, vi sono alcuni elementi indispensabili per far ripartire il Mezzogiorno: attenzione ai giovani, economia di comunione, sussidiarietà, ricerca costante di buone prassi.

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