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Un atto di giustizia
da realizzare con spirito
di servizio e di rispetto

«Siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli». Così Papa Francesco nel discorso che ha aperto i lavori del Sinodo per la regione Panamazzonica. Gli ha fatto eco il cardinale Hummes, Relatore Generale del Sinodo, che concludendo il suo discorso ha detto: «Questo sinodo è come un tavolo che Dio ha imbandito per i suoi poveri e ci chiede di servire a quel tavolo». Sinodalità come diaconia, come servizio. Tutti ricordiamo le parole che il secondo, il cardinale Hummes, disse a Jorge Mario Bergoglio appena eletto Papa: «Ricordati dei poveri». Da sei anni e mezzo Francesco dà attuazione concreta a quelle parole; oggi entrambi sono riuniti nell’aula del Sinodo insieme a quasi duecento tra cardinali, vescovi, religiosi e laici, per servire al “tavolo” dell’Amazzonia, nervo scoperto del pianeta. A muoverli un forte senso di giustizia: «Di fatto, l’umanità ha un grande debito verso le popolazioni indigene nei diversi continenti della terra e anche in Amazzonia», ha affermato Hummes nel suo discorso (molto applaudito), «ai popoli indigeni deve essere restituito e garantito il diritto di essere protagonisti della loro storia, soggetti e non oggetti dello spirito e dell’azione del colonialismo di chiunque. Le loro culture, le lingue, le storie, le identità, le spiritualità costituiscono ricchezze dell’umanità e devono essere rispettate e preservate e incluse nella cultura mondiale».

È in nome di questo rispetto che è necessario avvicinarsi ai popoli amazzonici, secondo l’immagine usata dal Papa, «in punta di piedi, rispettando la loro storia, le loro culture, il loro stile del buon vivere nel senso etimologico della parola, non nel senso sociale che spesso attribuiamo loro, perché i popoli hanno una propria identità, tutti i popoli hanno una loro saggezza, una consapevolezza di sé, i popoli hanno un modo di sentire, un modo di vedere la realtà, una storia, un’ermeneutica e tendono a essere protagonisti della loro storia con queste cose, con queste qualità. E noi ci avviciniamo estranei a colonizzazioni ideologiche che distruggono o riducono le specificità dei popoli. Le colonizzazioni ideologiche oggi sono molto diffuse».

Il Papa si è a lungo soffermato sulla questione delle ideologie, sugli “-ismi” che con impatto devastante entrano nella realtà piegandola, pretendendo di disciplinarla in ossequio ai propri fini e interessi, un approccio che, secondo Francesco, finisce per distruggere la “poesia” che è la realtà stessa di un popolo.

Un impatto distruttivo ma alla fine anche autodistruttivo come ha sottolineato Hummes: «sul Pianeta avviene una devastazione, una depredazione e un degrado galoppante delle risorse della terra, tutto promosso da un paradigma tecnocratico globalizzato, predatorio e devastante, denunciato dalla Laudato si’. La terra non ce la fa più».

Anche per questo al termine della relazione introduttiva dei lavori, il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo, ha proposto un gesto simbolico, subito approvato dall’assemblea, l’acquisto di titoli di forestazione per il rimboschimento di un’area di 50 ettari del bacino Amazzonico, a sottolineare la volontà di un «Sinodo ad impatto zero».

Nelle prossime tre settimane tanti saranno i temi affrontati dai padri sinodali, il cardinale Hummes ha voluto elencare alcuni di questi “nuclei generativi” (la Chiesa in uscita in Amazzonia e i suoi nuovi cammini; il volto amazzonico della Chiesa: inculturazione e interculturalità in ambito missionario-ecclesiale; la ministerialità nella Chiesa in Amazzonia: presbiterato, diaconato, ministeri, il ruolo della donna; l’azione della Chiesa nel prendersi cura della Casa Comune: l’ascolto della Terra e dei poveri; ecologia integrale ambientale, economica, sociale e culturale; la Chiesa amazzonica nella realtà urbana; la questione dell’acqua) ma resta il fatto che, come ha ripetuto il Papa, non si tratta di un’assemblea che vuole semplicemente “risolvere dei problemi”: «corriamo il rischio di proporre misure semplicemente pragmatiche, quando al contrario ci viene richiesta una contemplazione dei popoli, una capacità di ammirazione, che facciano pensare in modo paradigmatico. Se qualcuno viene con intenzioni pragmatiche, pregate l’“io peccatore”, che si converta e apra il cuore verso una prospettiva paradigmatica che nasce dalla realtà dei popoli. Non siamo venuti qui per inventare programmi di sviluppo sociale o di custodia di culture, di tipo museale, o di azioni pastorali con lo stesso stile non contemplativo con cui si stanno portando avanti le azioni di segno opposto: deforestazione, uniformazione, sfruttamento. Fanno anche programmi che non rispettano la poesia, — mi permetto di dirlo — la realtà dei popoli che è sovrana».

Un sinodo quindi “contemplativo” e “poetico”, termini forse spiazzanti soprattutto per chi osserverà l’assise ecclesiale appena cominciata con occhi segnati e condizionati dall’approccio ideologico, per questi osservatori valgono maggiormente le parole di avvertimento del Papa: «Le ideologie sono un’arma pericolosa, abbiamo sempre la tendenza ad attaccarci a un’ideologia per interpretare un popolo. Le ideologie sono riduttive e ci portano all’esagerazione nella nostra pretesa di comprendere intellettualmente, ma senza accettare, comprendere senza ammirare, comprendere senza assimilare».

Andrea Monda

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15 novembre 2019

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