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Un appello da raccogliere

· Alla conferenza sulla Siria la Santa Sede chiede che le armi lascino spazio a strumenti di pace, ma profonde divergenze segnano la prima giornata dei colloqui ·

«Tutte le armi devono essere deposte, e occorre prendere misure specifiche per arrestare il flusso e il finanziamento degli armenti, che alimentano l’aumento della violenza e della distruzione, per lasciare spazio agli strumenti di pace». Con chiarezza, l’arcivescovo Silvano M. Tomasi, in qualità di capo delegazione, ha ieri espresso la posizione della Santa Sede circa le iniziative da intraprendere per fermare il conflitto siriano.

Ma la prima giornata della conferenza internazionale a Montreux è stata segnata da profonde divergenze, in particolare sul futuro politico del presidente siriano, Bashar Assad. E a riavvicinare le posizioni non è bastato per il momento nemmeno l’appello lanciato in apertura dei lavori dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon: «Basta orrori, è il tempo di negoziare».

A dirigere i lavori della prima giornata a Montreux è stato il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, uno dei protagonisti, insieme al segretario di Stato americano, John Kerry, dei recenti negoziati. Lavrov ha confermato che i delegati del regime di Damasco e dell’opposizione inizieranno colloqui diretti a partire da venerdì a Ginevra, colloqui che dovrebbero durare almeno una settimana. Inoltre, il capo della diplomazia russa ha reso noto di aver avviato trattative con gli Stati Uniti e con le Nazioni Unite per uno scambio di prigionieri tra le parti e per l’invio di aiuti umanitari in Siria.

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16 luglio 2019

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