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Un Angelico che ha dimenticato il cielo

· Torna a Montefalco la pala dell’Assunta di Benozzo Gozzoli ·

Nella primavera del 1848 il comune di Montefalco donava a Pio IX la pala dell’Assunta, proveniente dalla chiesa francescana di San Fortunato, capolavoro di Benozzo Gozzoli, all’epoca attribuita al Beato Angelico. Il dono voleva esprimere la gratitudine della comunità al Pontefice che, il 9 maggio, aveva concesso a Montefalco il titolo e il rango di città. Da allora la pala dell’Assunta sta nella Pinacoteca Vaticana ammirata come l’opera meglio rappresentativa di Benozzo Gozzoli negli anni della massima adesione allo stile del suo maestro fra Giovanni da Fiesole, meglio noto come il Beato Angelico.

A chiamare Benozzo a Montefalco nel 1450 fu il francescano padre Antonio, vicario per la provincia umbra, poi vicario generale per l’Osservanza, a un certo punto persino in predicato per essere fatto Papa. Il trentenne Benozzo Gozzoli che qualche anno prima — principale collaboratore e già socio del Beato Angelico — aveva affrescato nei Palazzi Apostolici la cappella di Papa Niccolò v Parentucelli, era l’uomo giusto per la prestigiosa commessa. Frate Antonio, senza badare a spese e in perfetta condivisione della cultura figurativa in quel momento all’avanguardia, commissionò a Benozzo l’esecuzione di una pala d’altare che doveva essere quadrata, come voleva Leon Battista Alberti, senza decori di fogliami e di pinnacoli dorati all’uso gotico. Doveva presentarsi infine, agli occhi del riguardante, nella “amistà dei colori”, nel variegato gioco cromatico dei pigmenti fra loro “amici” che — è ancora l’Alberti a parlare nel De pictura — «pigliano variazione dai lumi», mutano cioè tono e splendore a seconda dell’incidenza della luce.

Il risultato è uno dei capolavori del Rinascimento pittorico italiano come il restauro condotto dagli operatori dei Musei Vaticani Alessandra Zarelli e Massimo Alesi per la direzione di Arnold Nesselrath coadiuvato da Adele Breda, ha dimostrato: carpenteria lignea di straordinaria qualità, quasi un capo d’opera d’ingegneria strutturale, arrivato miracolosamente intatto fino a oggi, cromia tenera e luminosa, sottigliezze fiamminghe degne dell’Angelico all’altezza del Tabernacolo dei Linaioli e degli affreschi di San Marco.

È bellissima la definizione che il giovane Berenson diede di Benozzo Gozzoli ai suoi esordi: «Quasi un fra’ Angelico che avesse dimenticato il cielo e si fosse innamorato della primavera e del mondo». In effetti è così. A me viene in mente quella mattina d’estate quando il giovane Berenson (ne parla nelle sue memorie) affitta un asinello nella piazza di Foligno e, a dorso della rustica cavalcatura portata alla cavezza da un ragazzino bello come un angelo del Boccati o di Luca della Robbia, arriva a Montefalco attraverso vigne e campi di grano e si ferma affascinato nella chiesa di San Francesco a contemplare gli affreschi di Benozzo Gozzoli che raccontano le storie del Poverello d’Assisi. Oggi il San Francesco è Museo Civico ed è l’attrazione principale di Montefalco. Dentro quella chiesa-museo la pala dell’Assunta verrà collocata dopo il restauro, esposta dal prossimo 18 luglio fino all’autunno. L’anno scorso, su iniziativa del sindaco Donatella Tesei, è stata ospite della chiesa-museo di San Francesco dove Benozzo ha dispiegato il suo celebre ciclo, una preziosa iconetta del Beato Angelico, maestro del Gozzoli. Io e la signora sindaco abbiamo voluto dimostrare, presentando quel piccolo capolavoro dell’Angelico proveniente dalla Pinacoteca Vaticana, quali erano le radici culturali e stilistiche di Benozzo. Ora, portando dal Vaticano a Montefalco la grande pala dell’Assunta già in San Fortunato, tutti potranno vedere come quell’insegnamento ha fruttificato negli anni fino a diventare lo stile maturo del pittore autore del ciclo di San Francesco.

Il 18 luglio sarà un giorno memorabile per Montefalco. La pala di Benozzo Gozzoli presentata dopo l’esemplare restauro condotto nei laboratori dei Musei Vaticani grazie ai finanziamenti raccolti dalla signora sindaco, ritorna in patria, sia pure per il tempo di una mostra d’arte. Una fulgida tavola dipinta, un miracolo di azzurro e oro, può diventare momento “politico” di coesione, di vero e proprio riconoscimento identitario per una intera comunità. Lo credeva, più di seicento anni fa, frate Antonio da Montefalco. Ha dimostrato di crederlo l’attuale sindaco Donatella Tesei.

di Antonio Paolucci

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17 ottobre 2019

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