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Un ambasciatore statunitense a Mogadiscio

· ​Dopo un quarto di secolo ·

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha nominato il primo ambasciatore in Somalia dopo quasi un quarto di secolo. Nel 1991, infatti, l’esplosione del conflitto civile somalo seguita alla caduta di Siad Barre, portò alla chiusura dell’ambasciata statunitense, come di molte altre. 

Successivamente, l’allora presidente Bill Clinton inviò truppe in Somalia per l’operazione Restore Hope, che ebbe l’avallo dell’Onu e alla quale parteciparono anche forze di Australia, Belgio, Emirati Arabi Uniti, India, Italia, Malaysia, Nigeria e Pakistan. Restore Hope durò comunque solo pochi mesi, dal 3 dicembre 1992 al 4 maggio 1993, quando si concluse con un fallimento che obbligò al ritiro i contingenti stranieri. In una nota diffusa dal dipartimento di Stato di Washington si afferma che la decisione di Obama «segnala il rafforzamento delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Somalia e sottolinea i progressi del popolo somalo che tenta di emergere da un ventennio di guerra». Obama ha affidato l’incarico di ambasciatore a Mogadiscio a Katherine Simonds Dhanani, una diplomatica di carriera, che per il momento farà comunque base a Nairobi, in Kenya, in attesa che le condizioni di sicurezza consentano la riapertura della sede diplomatica statunitense nella capitale somala. «Vogliamo accrescere la nostra presenza diplomatica in Somalia e riaprire l’ambasciata a Mogadiscio quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno», ha dichiarato la stessa Dhanani.  

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21 settembre 2019

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