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Denominatori
che accomunano le religioni

· Scoperti a Pietrabbondante resti dei culti pagani dell’antico Sannio ·

Nel greco antico la presenza del duale, oltre al singolare, fa sì che solo dal numero tre in poi si passi al plurale. Ciò che è trino è dunque anche associabile, nei limiti di questo contesto culturale storico e geografico, all’idea di molteplice e alla continuità, alla fertilità. Essere tre consente di contemplare da fuori sia l’uno che l’altro, la gran copia è interamente inconoscibile ma tuttavia riconoscibile. La compresenza dell’unità e della molteplicità è forse il nucleo centrale attorno a cui ruota la storia delle religioni, della filosofia, del pensiero. 

Veduta aerea  del sito di Pietrabbondante

Attraverso ogni percorso di ricerca, non si può negare che la verità sia nell’interesse alla conoscenza dell’esperienza di ciascuno. Le tradizioni più antiche in modo immediato avvertono di questa molteplicità di forme e conseguente infinita possibilità di riconoscimento. La molteplicità delle esperienze diverse può essere in particolare riconosciuta nei luoghi e nei secoli di loro maggiore compresenza.
Quel che, attingendo all’esperienza del quotidiano nel presente, si può ora aggiungere a quell’insieme di argomentazioni viene dal sottosuolo del Sannio. Il 28 aprile presso l’Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte si è tenuto un incontro sui risultati dell’ultima campagna di scavo condotta, nel 2016, a Pietrabbondante, in provincia di Isernia, nel Molise. Ne hanno parlato Adriano La Regina, con Nicola Marietti per la documentazione aerea e Palma D’Amico sull’erario del santuario, che ha restituito i resti di quella che è forse la più antica, vera e propria banca (munita di banco) conosciuta.
Molte erano state le cause di abbandono del sito: nell’89 prima dell’era cristiana, dopo la guerra sociale, il Sannio entra a far parte dello stato romano e il principale complesso di santuari della nazione sannitica, che è questo, viene dismesso. Nel terzo secolo dell’era cristiana, l’area del grande tempio in rovina è occupata da sepolture, dunque certamente da tempo non è più officiata. Tuttavia già il primo divieto politico proveniente da Roma, che per secoli dispiega i suoi effetti, potrebbe aver in qualche modo irrobustito la persistenza di forme di culto quasi criptiche, ridotte a un solo piccolo sacello, che risulta infine sepolto nel corso di una azione partecipata dalla comunità, quasi un rito, dopo il 407-408 dell’era cristiana: si tratta della più tarda sopravvivenza documentata di paganesimo.
L’interesse di questi ritrovamenti, che a oggi sono senza confronti, sta proprio nella loro originalità. Per comprendere il declino dell’area non bisogna però pensare solo a segnali di obbedienza, all’osservanza dei divieti. Nel 346 infatti vi è stato anche il grande terremoto del Sannio. Molti interventi compresi tra il primo e il quinto secolo più che ammodernamenti possono essere stati dunque anche di spoliazione.
Le ultime scoperte, restituite dall’indagine di un cumulo, poco più che una macera, hanno insomma consentito di conoscere la fine, la modalità di abbandono dell’ultimo lacerto di quel grande complesso di santuari. Le radici di quel luogo di devozione affondano nelle tradizioni religiose italiche, prima ancora della colonizzazione della Magna Grecia, prima quindi che l’Olimpo venisse tradotto in latino, prima che quel mondo di pensieri, di timori e di idee divenisse italico e poi comune al Mediterraneo e all’Europa. La fine di quella stessa devozione dalla radice tanto antica rappresenta uno degli ultimi baluardi di quanto noi definiamo paganesimo ma che all’epoca era religio per eccellenza, senza aggettivazione alcuna. Quando a soccombere e sparire sono interi sistemi di pensiero largamente condivisi, con le connesse rassicurazioni e speranze, dopo una esistenza di secoli o millenni, l’agonia si prolunga, il rito funebre è ancora più solenne e sentito. Anche se deve nascondersi. Nessuno può escludere risvegli o lasciti inattesi: non c’è da stupirsi in questi casi dell’arrivo improvviso di amici o parenti a tutti sconosciuti. La deposizione di una religione si fa insomma particolarmente partecipata e accurata, più complessa rispetto a quella di un individuo, per importante che sia.

di Francesco Scoppola

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22 agosto 2019

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