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Umorismo e spiritualità

· Un prete in fuga ·

Tutti ricordiamo le avventure di Don Camillo, alle prese con il suo “miglior nemico” Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, che si batte in senso letterale e figurato per difendere la sua parrocchia nella bassa emiliana sedotta dal comunismo e che si fa regolarmente riprendere (ma sempre gentilmente) dal suo amico Gesù nei loro dialoghi divertenti e intensi di fronte al crocifisso. È proprio questa alleanza del divertente e del profondo che ritroviamo nel romanzo Monsieur le curé fait sa crise di Jean Mercier (Paris, Edition Quasar, 2016, pagine 176, euro 12), giornalista d’informazione religiosa del settimanale cristiano francese «La Vie».

Copertina di «Monsieur le curé fait sa crise» di Jean Mercier

La storia somiglia a quella che scuote tante parrocchie in Francia. In un contesto di crisi delle vocazioni, su uno sfondo di penuria di sacerdoti, l’abbate Benjamim Brucquoy, prete di una cinquantina d’anni che si divide tra le sue tante chiese, cerca di portare in salvo le anime che gli sono state affidate ma si scontra con molte difficoltà: impossibilità di trovare del tempo per l’evangelizzazione tra le riunioni e i compiti amministrativi, difficoltà a dialogare con il suo vescovo impegnato in un complesso gioco di equilibri con le autorità civili, tensioni ideologiche tra i laici della parrocchia, senza dimenticare le sue mancanze, come la sua gelosia verso un giovane confratello e amico al quale il vescovo ha offerto il posto a cui lui aspirava.

Con i nervi a fior di pelle, sceglie di fuggire con il suo breviario lasciando scritto: «Non ne posso più, preferisco sparire». Comincia per ognuno un esame di coscienza mentre i giornali formulano le ipotesi più folli... Leggendo «Monsieur le curé fait sa crise» si pensa a personaggi letterari come «Il Barone Rampante» di Italo Calvino o «Don Camillo» di Giovannino Guareschi, ma anche a figure reali come san Giovanni Maria Vianney, confessore instancabile. Attraverso l’abbate Brucquoy, Jean Mercier esplora, con acume e umorismo, problematiche ecclesiali serie come lo stress dei sacerdoti, il clericalismo, la strumentalizzazione della religione per fini politici.

Tra le righe c’è un’acuta riflessione sull’evangelizzazione e sulla laicità. Un esercizio di umiltà in cui occorre ricominciare mettendosi in ginocchio, nel confessionale, per rivelarsi meglio. Liberi dalla vergogna e dal senso di colpa. In pace. Con il sorriso.

di Charles de Pechpeyrou

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15 dicembre 2019

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