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Umiltà e umiliazione

· Nel Commento al salmo 118 di sant'Ambrogio ·

Il salmo 118 (119 secondo la numerazione ebraica) per la sua lunghezza e la sua apparente mancanza di originalità sembra fatto apposta per scoraggiarne un commento dettagliato. È infatti il più esteso fra tutti i salmi e, a uno sguardo meno attento, può apparire come una dilavata, monotona ripresa dell'unico tema della Legge divina. 

Gilles Sadeler da Pieter de Witte «Sant’Ambrogio»(incisione a bulino, 1585-1627)

Erano di parere differente i Padri della Chiesa, che si cimentarono con quel salmo, a partire da Origene per passare a Eusebio di Cesarea, a Didimo di Alessandria, a Ilario di Poitiers e ad Ambrogio di Milano, per fermarci al iv secolo. Proprio Ambrogio fu il primo a farne l’oggetto di un commento a sé, in ventidue ampi capitoli: il Commento al salmo 118. È lo scritto più esteso fra quelli tramandatici del vescovo di Milano e, come è naturale, ha attirato l’attenzione di molti studiosi. Per stare all'ultimo cinquantennio, il Commento è stato tradotto in italiano nell’edizione integrale delle opere di Ambrogio (Luigi Franco Pizzolato), lo si è confrontato con quello di Origene (Hans Jörg Auf der Maur) e con il commento al Cantico dei cantici di Ippolito (Pietro Meloni, Iginio Passerini). Si è inoltre rilevato come quest’opera segni in Ambrogio il passaggio dalla spiritualità etico-filosofica di Filone a quella di Origene, centrata su Cristo (Giuseppe Visonà), ne è stato studiato il linguaggio medico (Raffaele Passarella), si è dimostrata la stretta vicinanza fra la dottrina ambrosiana che vi è esposta e la teologia paolina (Allan Fitzgerald), è stato approfondito in esso il significato dell’exemplum di Davide, autore del salmo, nella triplice dimensione cristologica, antieretica ed escatologica (Drago Tukara) ed è stato indagata la ricca cristologia di Ambrogio che vi è sviluppata a guida per tutta la comunità ecclesiale verso l'incontro con Cristo (Giorgio Maschio).
Mancava una domanda fondamentale: per chi Ambrogio scrisse questo Commento? e con quale scopo? Un’accurata ricerca su questo tema è offerta in un volume di David Vopřada, sacerdote della diocesi di Hradec Králové nella Repubblica Ceca, insegnante nella Facoltà cattolica di teologia dell'University Carlo iv di Praga. Il volume, intitolato La mistagogia del Commento al salmo 118 di sant’Ambrogio, frutto di una tesi di dottorato discussa all'Istitutum patristicum Augustinianum in Roma nel 2012, è uscito nel corrente anno come numero 146 della collana Studia ephemeridis "Augustinianum" (una precedente versione abbreviata in lingua ceca era uscita nel 2015).
Prima di entrare nell’argomento specifico, è necessario considerare come leggere Ambrogio. Ogni scrittore richiede infatti che si entri nel suo mondo, se non lo si vuole travisare. Con il vescovo di Milano questo compito è specialmente arduo, perché i suoi scritti, il suo linguaggio e il suo modo di argomentare possono essere fraintesi o come vivisezionati per trovare qualche dipendenza da altri autori o qualche tema da isolare, ma non adeguatamente compresi. Un brano di don Vopřada sul modo di fare esegesi di Ambrogio può aiutarci. Ambrogio, dice, «dimostra di essere, come esegeta, un homo ludens — l’uomo che gioca —, che rifiuta un’esegesi strettamente razionalista e preferisce bombardare gli orecchi e i cuori dei suoi ascoltatori e lettori con i fuochi d’artificio della Parola divina, concatenati uno a uno dall’associazione poetica dei termini chiave. Questo gioco esegetico permette all’ascoltatore di entrare nella logica (sic!) delle immagini riportate in questa maniera dall’autore, di entrare anche con la sua immaginazione e di lasciarsi prendere dall’unità profonda e totale del canto di queste citazioni bibliche. La giocosità solo apparente delle immagini è, poi, “veramente catechesi, l'eco amplificato della Parola che fa risuonare in tutta l’ampiezza delle sue corrispondenze” (Jacques Fontaine), espressione dell’esperienza spirituale profonda dell’autore che cerca di esprimersi su diversi livelli». Per comprendere Ambrogio bisogna quindi entrare in questo «gioco serio»: serio e impegnativo, non improvvisato ma frutto di lettura e di ascolto, diremmo anche di umiltà. È Ambrogio che deve parlare e spiegarsi e "imporsi" come egli è; e lo studioso lo segue, lo comprende, lo assimila, e facilita la comprensione di una trama e soprattutto di un’impostazione di pensiero.
Con questo atteggiamento don Vopřada risponde alla domanda iniziale, che possiamo articolare ulteriormente così: il Commento al salmo 118 rappresenta un approfondimento dell’istruzione battesimale? E specificamente: il vescovo vi utilizza il metodo mistagogico, abitualmente adottato nelle catechesi battesimali (chiamate appunto anche mistagogiche)? Ambrogio ha lasciato due catechesi propriamente mistagogiche: I sacramenti e I misteri. Ha uno scopo simile anche il Commento al salmo 118?
Due motivi ci inducono a rispondere affermativamente: da un lato questo Commento è indirizzato ai battezzati e quindi mira alla loro formazione ulteriore, al loro cammino di battezzati che devono crescere nella maturità cristiana; d’altro lato esso ci appare come effettiva mistagogia, se, condotti da Vopřada, intendiamo con essa non solo una descrizione catechetica dei riti d’iniziazione, ma un percorso molto più ampio, una pedagogia permanente per i battezzati. Con la predicazione mistagogica il vescovo illustra ai neofiti i sacramenti ricevuti, intersecando la spiegazione con l’esegesi biblica, e allo stesso tempo introduce i fedeli nel mistero di Dio celebrato nella liturgia e presente nella storia dell’umanità, il mistero cioè della volontà che Dio ha di salvare l’uomo e riportarlo a sé. Di conseguenza, la mistagogia intende introdurre i fedeli nel mistero di Dio celebrato nella liturgia e presente nella storia dell’umanità, inclusa tutta la vita quotidiana del credente. La predicazione mistagogica del vescovo nel Commento al salmo 118 intende aiutare i fedeli in una ricerca continua della loro unione con Cristo nella loro vita, fino a giungere alla perfezione e alla celebrazione definitiva delle nozze del Cristo Sposo con la Chiesa/anima sposa.
La spiegazione qui riferita è un ulteriore segno di intuizione profonda del pensiero di Ambrogio: a differenza delle catechesi mistagogiche di altri Padri del iv secolo, la mistagogia, come la intendeva il vescovo di Milano, si pone a sostegno del cammino pedagogico del cristiano, aiutandolo a progredire nell’ascesi cristiana verso la piena comprensione del mistero di Cristo; è un cammino di spiritualità, ancorato nelle Scritture e nei sacramenti, inserito nella vita e nel mistero della Chiesa, verso una sempre più perfetta unione a Cristo nella concretezza quotidiana della ricerca della volontà di Dio.
Questa riflessione si connette a quella sulla disciplina arcani. Tradizionalmente tale dottrina è intesa come impegno a tacere ai non battezzati ciò che concerne i sacramenti dell’iniziazione. In Ambrogio il significato si approfondisce e si interiorizza. L’arcano è quanto abbiamo appena descritto definendo il termine mistagogia: arcano è il Cristo presente nella vita del cristiano e nella sua interiorità; arcano è il cristiano stesso, che porta in sé Cristo che si è unito con la Chiesa/anima in un modo particolarmente intimo. Il non credente non può comprendere: si rivolterebbe contro chi glielo rivelasse, come i porci davanti alle perle secondo il detto di Gesù ( Matteo 7,6); e per questo Ambrogio, nel Commento al salmo 118, fa ampio uso di questa particolare disciplina arcani.
Siamo così giunti al contenuto centrale, che descrive accuratamente il percorso spirituale che conduce a "essere con Cristo e in Cristo". Spicca in esso la riflessione sull’umiltà che, insieme alla fede, costituisce il nucleo delle virtù del battezzato. La virtù dell'umiltà, infatti, rimanda alla natura umile di tutta l’opera di salvezza di Dio, rivelata nel carattere kenotico della missione di Cristo che, paradossalmente, proprio in questo modo manifesta la sua potenza divina. L’umiltà non solo permette di accettare le avversità incontrate nella vita, ma è soprattutto una condizione perché il cristiano, fatto simile a Cristo umile presente nel cuore, possa seguire Dio: perché Dio non può essere seguito dal peccatore nella sua potenza, ma nella sua umiltà.

di Cesare Pasini 

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24 marzo 2019

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