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Umiltà e servizio

· ​Intervista al cardinale Beniamino Stella postulatore della causa di Albino Luciani ·

Il 28 settembre 1978 moriva Giovanni Paolo I. Erano trascorsi appena trentatré giorni dalla sua elezione a successore di Pietro. Un pontificato breve, che però ha lasciato tracce importanti, passando alla storia per alcune caratteristiche che lo rendono ancora vivo: l’abbandono del plurale maiestatico, una rinnovata missionarietà e collegialità episcopale, la ricerca del dialogo con il mondo contemporaneo e dell’unità tra i cristiani. Ne parla, in questa intervista all’Osservatore Romano, il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, da poco nominato postulatore della causa di canonizzazione del servo di Dio.

Quali sono le note caratterizzanti della spiritualità di Albino Luciani emerse dal lavoro della causa?

Nella sua esperienza non si riscontrano eventi eccezionali, ma una vita quotidiana spesa fedelmente e continuamente nel servizio sacerdotale e pastorale. Un servizio svolto secondo il modello del buon pastore. Nei suoi scritti non si intravede alcun intento di costruire un’immagine di sé, né la prospettiva o le ambizioni di glorie effimere. Egli consacrò alla salus animarum tutto il suo zelo di sacerdote e di vescovo, al tempo stesso, offrì tutta la sua dedizione alla cura della propria anima e della propria fede. Non ci fu in lui alcuna separazione tra la vita personale e la vita pastorale, tra la vita spirituale e l’esercizio di governo. La sua testimonianza di vita cristiana fu scritta nell’esemplare coincidenza tra quanto egli insegnava e quanto viveva, con fedeltà quotidiana alla sua vocazione, in tutto il suo percorso da giovane sacerdote fino alla cattedra di Pietro. Tutta la vita di Albino Luciani, si può dunque dire, fu impegnata a ricercare la sostanza del Vangelo, come unica e ininterrotta verità, al di là di ogni contingenza storica.

Fu il primo Papa a scegliere il doppio nome in omaggio ai due predecessori e ad abbandonare il plurale maiestatis per un linguaggio più immediato. Quale significato attribuire a queste novità?

Penso che la scelta del doppio nome “Giovanni Paolo” non sia stato solamente semplice omaggio ai suoi predecessori. Con questa scelta egli intendeva chiaramente proseguire l’attuazione del concilio Vaticano II ed erigere l’arco di congiunzione di coloro che erano stati le colonne portanti dell’opera conciliare.

Quale messaggio ha lasciato in eredità alla Chiesa di oggi?

Con Giovanni Paolo I non si è chiusa una breve pagina della storia dei Papi. Non c’è dubbio che in queste priorità espresse e nella prossimità manifestata alle realtà umane, specialmente ai più bisognosi, troviamo la perenne e stringente attualità di Papa Luciani, come evidenzia anche il recente numero speciale della rivista «Le tre Venezie» dal titolo Giovanni Paolo I, Albino Luciani un Papa attuale, pubblicato in occasione del trentottesimo anniversario della sua elezione. Ma certamente uno degli aspetti di attualità della vita e dell’opera del servo di Dio è legato al tema centrale, evangelico della misericordia.

Come postulatore della causa di canonizzazione di Papa Luciani l’attende un importante compito. A che punto si trova adesso l’iter canonico?

La causa di canonizzazione è giunta alla fase finale. Si avvia infatti all’esame di giudizio conclusivo da parte degli organi collegiali della Congregazione delle cause dei santi per la proclamazione delle virtù. Si chiude così la fase romana del processo sulla vita, le virtù e la fama di santità di Albino Luciani, che si era aperta il 13 giugno 2008, dopo che erano pervenuti a Roma gli atti dell’inchiesta diocesana svoltasi dal 2003 al 2006 nella diocesi di Belluno-Feltre. 

di Nicola Gori

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14 dicembre 2018

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