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Umiltà e fortezza
di una donna evangelica

· Beatificata a Granada madre María Emilia Riquelme y Zayas ·

Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale prefetto della Congregazione delle cause dei santi in occasione della beatificazione di María Emilia Riquelme y Zayas, presieduta, in rappresentanza di Papa Francesco, nella cattedrale di Granada, sabato mattina, 9 novembre.

«Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (1 Cor 3, 16).

Cari fratelli e sorelle,

con queste parole che abbiamo sentito nella seconda lettura, san Paolo ricorda ai fratelli della comunità di Corinto che essi sono una cosa sacra per il Signore, consacrati dalla potenza dello Spirito. E dopo aver parlato di se stesso come di un architetto che ha edificato la comunità con solide fondamenta, l’apostolo offre un criterio con cui misurare la vita cristiana; un parametro per verificare quanto è cresciuta la grazia posta in noi nel battesimo: l’essere tempio dello Spirito di Dio! La consapevolezza di essere “tempio spirituale” della presenza di Dio non può lasciarci indifferenti, essa ci stimola a portare frutti di opere buone, adempiendo così agli impegni battesimali.

Questa consapevolezza ha segnato l’intera esistenza di una figlia di questa terra, la beata María Emilia Riquelme y Zayas, fondatrice delle Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata. Oggi riceve il riconoscimento delle sue virtù e della sua santità di vita, perché in lei veneriamo una cristiana esemplare, un’anima di Dio, distaccata da tutto ciò che è mondano. Ci troviamo di fronte a una donna di grande fervore religioso, la cui esistenza era incentrata nel Signore, al quale riservava il primo posto. Tutto ciò fu reso possibile grazie alla sua fede profonda e viva nel mistero di Dio, che fu la luce che la illuminò fino alla fine.

Fu una fede manifestata concretamente nell’obbedienza totale al Padre e nel carisma di orazione e di meditazione: «La oración era su alimento», (Summ., p. 59, § 166), attesta una testimone. Benché fosse presa da tante occupazioni come fondatrice, queste non le impedirono di coltivare una intensa vita interiore e di nutrire costantemente un amore sconfinato verso il Signore. Al riguardo, amava ripetere: «Dio è tutta la mia vita» (Summ., 20). Il suo straordinario amore a Dio lo ha espresso soprattutto nell’Eucaristia; dovunque andava, cercava prima di tutto le chiese nelle quali si faceva adorazione eucaristica. «L’Eucaristia è il paradiso della terra. L’adorazione la mia ora del cielo, la mia ricreazione e riposo spirituale», così confidò alle sue consorelle. Già malata e avanti negli anni, trovava sempre la forza di raggiungere la chiesa più vicina per partecipare alla santa messa e ricevere l’Eucaristia. Questo, del resto, è sempre stato il momento forte della sua giornata; qui trovava la forza per continuare a vivere, a sperare e a lavorare; qui erano per lei le uniche vere consolazioni spirituali.

Della nuova beata colpisce soprattutto la “passione” eucaristica, vissuta personalmente con costanza e trasmessa alle sue suore. La sua vita si presenta come un cammino graduale di approfondimento e di maturazione, guidato dalla prospettiva eucaristica come fonte di una carità dal chiaro respiro ecclesiale e missionario. Ci troviamo di fronte a una religiosa mistica e, al tempo stesso, di grande spirito apostolico, che visse nella contemplazione continua del Cristo suo sposo e nell’incessante preghiera per la salvezza delle anime. Da questo grande amore verso Gesù Eucaristia e verso la Vergine Santa, scaturiva il suo spirito missionario che la spinse a fondare le Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata per l’adorazione perpetua e l’apostolato impegnativo in favore dell’educazione della gioventù. E così Granada diventò il cuore della missione di un gruppo di donne intrepide che adoravano il Santissimo giorno e notte per chiedere la grazia di poter educare le ragazze più povere e di poter andare nel mondo ad annunciare il Vangelo.

L’esperienza della madre María Emilia richiama alla mente l’atteggiamento di due donne del Vangelo, Marta e Maria, che si accostano a Gesù in modo diverso ma complementare (cfr. Lc 10, 38-42). Marta è emblema della gioiosa accoglienza e dell’azione generosa, preoccupata di predisporre bene ogni cosa e rimuovendo quanto ci impedirebbe di gioire per la visita di Gesù, il salvatore delle nostre anime. Maria, invece, è immagine dello “stare ai piedi” di Gesù, per porgere l’orecchio alla sua parola e contemplarlo mentre ci svela il senso più profondo della realtà. La nostra beata ha saputo coniugare mirabilmente questi due atteggiamenti, attribuendogli l’esatto valore. Essa ci mostra un programma di vita cristiana, che sarà fecondo se sapremo vivere inscindibilmente il servizio accogliente al prossimo e l’ascolto orante delle parole del divino Maestro.

Questa figura di religiosa rifulge altresì come donna evangelicamente forte, che ha risposto con coraggio e sguardo profetico alle urgenze di momenti storicamente difficili e complessi, per diffondere con generosità la semente evangelica. Nel contesto storico della Spagna tra Ottocento e Novecento, la madre María Emilia ha saputo affrontare tutto in piena disponibilità al progetto di Dio su di lei, attingendo costantemente forza e luce dall’incontro cuore a cuore con la persona del Cristo. Così l’amore divino che traeva dalla preghiera lo trasmetteva a piene mani agli altri, come medicina che risana le ferite del corpo e dello spirito. La sua testimonianza può costituire uno stimolo e un incoraggiamento prezioso per la Chiesa, chiamata anche oggi a rispondere al bisogno di speranza che caratterizza il nostro mondo, ripiegato ormai su se stesso e privo di ideali travolgenti.

Il profondo amore verso il Signore si rifletteva nel suo amore verso il prossimo, soprattutto quello povero, malato e abbandonato. Mai trascurò l’esercizio costante della carità verso i bisognosi e l’offerta del sacrificio e della preghiera per la salvezza delle anime. La sua carità evangelica, infatti, si estendeva verso ogni tipo di bisognoso nel corpo e nello spirito, verso ogni espressione di indigenza. La virtù della carità verso Dio e verso il prossimo sapeva anche infonderla costantemente negli altri, specialmente alle sue suore, con l’esempio vivo, con la parola, con le sue lettere. Nei confronti delle sue consorelle era una madre sollecita e vigilante, e si preoccupava per la loro formazione umana e spirituale.

Uno dei tratti caratteristici della sua spiritualità era l’umiltà. Non si vantava della sua discendenza aristocratica e delle sue doti umane, anzi si considerava sempre l’ultima, la più piccola di tutti, la più peccatrice davanti a Dio. Non soltanto parlava di sé in modo umile, ma accettava anche con lo stesso atteggiamento le umiliazioni che molte volte le infliggevano altre persone, soprattutto quando avviò il processo di fondazione dell’istituto. La sua umiltà era sempre accompagnata da dolcezza e amabilità, ma anche da energia nel difendere i diritti delle sue figlie di fronte a certe intrusioni ingiuste nella vita della congregazione.

Questo atteggiamento era determinato dal senso profondo della giustizia della madre María Emilia che si manifestava tanto nel rispetto che aveva per i diritti degli altri, quanto nel modo di governare l’istituto da lei fondato. Amava la verità e lottava sempre per essa. Era una persona di carattere deciso, come dicono i testimoni. Davanti alle difficoltà, incomprensioni e ostilità, la speranza fu il suo unico sostegno che la orientò sempre più in Dio e la mantenne in un’abituale tranquillità di spirito. Amava dire: «Accetta la croce che Dio ti manda, non cercarne un’altra, che è oro per te». Entro pochi anni dalla fondazione dovette affrontare ogni tipo di prova, morti inaspettate di amate suore e soprattutto diffamazioni indicibili che pretendevano di affondare l’opera di Dio. María Emilia agli insulti e alle accuse obbrobriose non rispose con le parole, ma si rifugiò nella preghiera, perché in essa: «Potevo seguire l’impulso divino che mi spingeva e perdere il mio povero nulla in Dio, che era sempre il mio tutto». Quale lezione per tutti noi!

Con la beatificazione di madre María Emilia Riquelme y Zayas la Chiesa oggi offre all’imitazione dei credenti un esemplare di donna evangelica che richiama ai valori essenziali dell’essere cristiani e consacrati: l’amore tenace ed esclusivo per Cristo e il suo Vangelo, l’opzione preferenziale per i più poveri della terra, la preghiera come feconda radice nascosta del nostro operare, l’ottimismo della speranza, il senso della giustizia, la gioia e la fiducia che sempre dovrebbero accompagnare la nostra testimonianza cristiana.

L’intercessione della nuova beata ci aiuti a vivere così la nostra presenza nel mondo; sostenga specialmente la missione di questa Chiesa diocesana di Granada e l’apostolato delle Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata.

Beata María Emilia, prega per noi!

di Angelo Becciu

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14 novembre 2019

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