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Umiltà di una vittoria

· All’udienza generale Papa Francesco parla del mistero della sofferenza e della morte degli innocenti ·

«Quando vediamo soffrire i bambini è una ferita al cuore. È il mistero del male». Ma Gesù prende su di sé questo male, questa sofferenza e la porta sulla croce della redenzione sino alla gloria della risurrezione. Nel cuore della settimana santa Papa Francesco ha riproposto così il mistero 

della sofferenza, della sofferenza soprattutto degli innocenti. E poi lo ha spiegato con la vittoria di Gesù sulla morte.

Gesù, ha detto, ha scelto per sé la via dell’umiliazione e della spoliazione e la percorre «fino in fondo». E guardando Gesù nella sua passione, ha aggiunto il Pontefice, è come se vedessimo «in uno specchio anche le sofferenze di tutta l’umanità». Ma è proprio in questa immagine riflessa che «troviamo la risposta divina al mistero del dolore», un mistero «sconcertante», il mistero «della grande umiltà di Dio».

È ciò su cui riflettere in questa settimana, ha suggerito il vescovo di Roma, certi che ognuno di noi può dire «questo è per me. Anche se fossi stato l’unica persona nel mondo — ha precisato — lui l’avrebbe fatto», si sarebbe preso carico di tutta la sofferenza. Ecco perché «in questa settimana ci farà bene a tutti — ha suggerito — guardare il crocifisso, baciare le piaghe di Gesù» e dire «grazie Gesù per me». Grazie perché «quando tutto sembra finito, quando non resta più nessuno allora interviene Dio e con la potenza della risurrezione».

Ma, ha puntualizzato il Santo Padre, la resurrezione di Gesù «non è il finale di una bella favola, non è l’happy end di un film, ma è l’intervento di Dio». Così «quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via d’uscita alle nostre difficoltà» e sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento in cui «sperimentiamo che siamo fragili e peccatori». In quel momento, ha detto Papa Francesco concludendo, «non dobbiamo mascherare il nostro fallimento» ma dobbiamo aprirci fiduciosi alla speranza in Dio».

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16 luglio 2019

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