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Umili e liberi dalla vanagloria del mondo

· L’incontro di Benedetto XVI con il clero della diocesi di Roma ·

L’umiltà nasce dal realismo cristiano, che richiede la capacità di accettare se stessi, con i propri limiti e le proprie piccolezze, per liberarsi dalla schiavitù della vanagloria del mondo. Lo ha ricordato il Papa ai sacerdoti di Roma durante il consueto incontro di inizio Quaresima svoltosi giovedì mattina, 23 febbraio, nell’Aula Paolo VI.

Nella lectio divina incentrata su un passo della lettera agli Efesini (4, 1-16) Benedetto XVI ha riproposto al clero della sua diocesi l’invito di san Paolo a comportarsi «in maniera degna della chiamata» ricevuta. La mancanza di vocazioni — ha constatato — è oggi la grande sofferenza della Chiesa in Occidente. A provocarla, secondo il Pontefice, è soprattutto la mancanza di disponibilità all’ascolto della voce del Signore. Da qui la necessità di riscoprire virtù come l’umiltà, la mansuetudine, la magnanimità, per costruire insieme il «noi» della Chiesa in cammino sulle strade del mondo.

Il Papa ha messo l’accento soprattutto sulla necessità di non cedere alla tentazione della superbia, radice di ogni peccato e terreno su cui attecchiscono arroganza e volontà di potenza. Bisogna accettare i propri limiti e le umiliazioni quotidiane, che sono salutari perché insegnano a essere liberi. Anche nella Chiesa — ha ricordato — ogni piccolo servizio può essere grande agli occhi di Dio se compiuto in questo spirito.

Oltretutto — ha aggiunto — non si possono accettare gli altri senza accettare se stessi. E non si può accettare se stessi senza l’umiltà di chi riconosce nella propria piccolezza il frutto di un pensiero di Dio insostituibile nella costruzione del mondo. Anche per questo, dalla vita del cristiano va bandito qualsiasi atteggiamento di prevaricazione o violenza nei confronti degli altri: ogni uomo, infatti, è un tassello della bellezza della sinfonia di Dio, che si manifesta nell’unità della sua Chiesa.

Ai preti romani il Pontefice ha anche raccomandato un supplemento di energie nell’annuncio dei contenuti della fede, denunciando l’analfabetismo religioso che oggi affligge gran parte del mondo cristiano e invocando un rinnovamento catechistico in grado di far conoscere la verità a tutti gli uomini. Occorre che i credenti passino da uno stato di fanciullezza spirituale a uno stato di fede adulta: non emancipandosi dal magistero, come taluni vorrebbero, ma liberandosi dalla dittatura delle opinioni dominanti e rispondendo con convinzione alle sfide del nostro tempo. Da Benedetto XVI, infine, un richiamo all’attualità del celibato sacerdotale, che conserva la sua valenza di segno escatologico della fedeltà al Signore.

Oltre al cardinale vicario Vallini — che ha rivolto al Papa un saluto a nome dei presenti — all’incontro hanno partecipato, tra gli altri, l’arcivescovo Iannone, vicegerente, i vescovi ausiliari Schiavon, Tuzia, Di Tora, Marciante, i vescovi eletti Zuppi e Leuzzi, e monsignor Mancini, prelato segretario del Vicariato. Il Papa è giunto nell’Aula accompagnato dall’arcivescovo Harvey, prefetto della Casa Pontificia, e dai monsignori Gänswein, segretario particolare, e Xuereb, della segreteria particolare.

Al termine il Pontefice ha regalato ai parroci responsabili delle prefetture il volume Scelto da Dio per gli uomini (Edizioni Paoline, Milano, 2011, pagine 130, euro 11,50) con la presentazione del cardinale Vallini, che propone una regola di vita per i sacerdoti. Il libro è arricchito da una dedica di Benedetto XVI firmata il 9 novembre 2011, nel giorno della dedicazione della basilica Lateranense. «Ai miei sacerdoti di Roma — si legge — con l’augurio di vivere con gioia crescente il loro sacerdozio».

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