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Umanesimo
ecocompatibile

· L’enciclica «Laudato sì’» e la pastorale in Italia ·

Nel riproporre il primo Convegno di Camaldoli del 2005 «Il segreto legame del mondo. Per una nuova coscienza ecocompatibile», avvertiamo dieci anni dopo qualche segno positivo nella ricerca ecclesiale di un nuovo umanesimo. 

Esso non si declina solo al passato nella rivisitazione di un umanesimo cristiano perenne, ma nella capacità di reinventarlo alla luce dei segni dei tempi raccomandati dal concilio Vaticano ii. Il segno dei tempi più vistoso è la nuova coscienza olistica determinata dai rovesci patiti dal mito del progresso tecnologico, che ha smarrito la strada della sostenibilità ecocompatibile, in cui l’uomo deve giocare il ruolo di guardiano del creato. La lettera enciclica di Papa Francesco Laudato si’ sulla cura della casa comune (24 maggio 2015) e la Traccia di riflessione per il cammino verso il quinto Convegno ecclesiale nazionale di Firenze «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo» (9-13 novembre 2015) sono stati l’occasione per riflettere sul nuovo paradigma chiamato «umanesimo ecologico».

Nella sua enciclica, Francesco ha rotto gli indugi dei soliti discorsi autoimplicativi, si è mosso nel paradigma olistico della complessità, ha invocato un umanesimo ecologico e non più solo personalistico, e ha invitato la Chiesa a interpretare il suo messaggio alla luce dei nuovi tempi. È evidente il rovesciamento del modello, assai più vicino al metodo pastorale del Vaticano ii: i segni dei tempi come rilettura del Vangelo, che si mostra docile a una rivelazione sempre in atto nella storia. Il senso di questa enciclica, rivoluzionaria sotto molti profili, sta nei primi due numeri, dove si rivendica il nome di Madre alla Terra, come nei miti di Proserpina. È un appello a tutti gli uomini di buona volontà. La ragione di tanti squilibri che danneggiano la terra sono legati allo spreco e alla inequitá. Sul tema vi sono molti punti di vista, che il Papa registra mettendo la Chiesa su una posizione di ascolto e di onestà intellettuale, senza l’atteggiamento dogmatico di voler insegnare al mondo la soluzione dei problemi complessi. Inoltre è interessante che l’enciclica adotti una visione olistica e sistemica, che prevede punti di rottura se non si interviene presto.

di Roberto Tagliaferri

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21 febbraio 2020

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