Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Come un cartello stradale

· Ricordo di Valentino Zeichen ·

In tedesco Zeichen significa “segno”. In senso lato: dal segno della croce al segno zodiacale, da quello che s’imprime a fuoco su una mucca per riconoscerla al segno dei tempi, e così via fino alla segnaletica stradale. 

Ecco, se dovessi inquadrare il poeta Valentino Zeichen partendo dal suo cognome polisemico, a istinto, direi senza indugio che tra tutte le possibilità che il suo nome contempla lui avrebbe preferito quella più tecnica e geometrica, cioè quella del cartello stradale (das Verkehrszeichen). Lo scrive Edoardo Camurri aggiungendo che il poeta era un grande camminatore, un maniacale esperto di calzature (un paio di scarpe da ginnastica potevano farlo andare su tutte le furie) ed era capace di coprire grandi distanze a piedi e in autobus ispirato soltanto dalla sua musa preferita, la musa podologa. In una sua poesia intitolata Autoritratto scrive infatti: «Mi ritraggo nell’ovale dello specchio / nella presunzione di interpretare / i compiacenti canoni della ritrattistica / e puntellare i mobili quarant’anni. / Diluvia, / esco per visitare una straniera, / nella toponomastica devo affrontare / distanze da console romano; / dal “Flaminio” al quartiere “Africano”».

Io non ho mai conosciuto un cartello stradale così. Ma, a pensarci bene, questo è proprio quello che deve fare un poeta che sia anche un Verkehrszeichen: indicare una strada, non avere incertezze, essere presente e preciso quando ne hai bisogno. Il cartello stradale non consegna messaggi edificanti o lamentele o appelli (cioè buona parte della frenetica attività degli intellettuali), non è mai veicolo di opinioni; a discutere con un segnale stradale si passa infatti per scemi. Il destino di un cartello stradale è chiaro: o di essere ignorato — e al poeta scomparso è capitato a lungo — o di essere di importanza vitale. Zeichen è stato uno dei più grandi uomini che io abbia mai conosciuto. L’ho sempre immaginato come l’ultimo grande Cavaliere della tavola rotonda in perenne battaglia contro la Stupidità. La stanava dappertutto: in un editoriale, nella forma di una posata, nello sguardo di un filosofo, in una melanzana grondante d’olio, nell’incapacità degli uomini di abbandonarsi all’arte della conversazione, eccetera. Non gli ho mai sentito dire una cosa banale e, se si fa attenzione, questa è un’altra caratteristica dei segnali stradali.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE