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Ultimo atto

· La Grecia torna al voto ·

È un clima di delusione e frustrazione quello che caratterizza la vigilia delle elezioni politiche greche in programma per domani, domenica 20 settembre. A fronteggiarsi sono principalmente due partiti: Syriza di Alexis Tsipras e Nea Dimokratia di Evangelos Meimarakis. 

Dalle urne dovrà uscire il Governo chiamato a far rispettare il memorandum d’intesa siglato nei mesi scorsi con i creditori internazionali (Ue, Fmi e Bce). I greci, dunque, dovranno eleggere un Governo il cui programma è, in buona parte, obbligato: un Governo ad hoc. Il voto appare alquanto incerto. Gran parte dei greci che nel referendum avevano votato contro il salvataggio sono delusi. In questi mesi Tsipras ha cercato di modificare la propria linea politica, mostrandosi più attento alle richieste dell’Europa e conscio degli obblighi della diplomazia. Una soluzione che però non è piaciuta agli elettori. E sarà proprio questa fetta di scontenti a condizionare le urne. Alcuni — riferisce «The Guardian» — sembrano attratti dalla sinistra ancor più radicale, altri persino dal partito di estrema destra Alba dorata. Gli indecisi, come dimostrano i sondaggi, sono ancora tanti: circa il 10-15 per cento degli aventi diritto.

Lo scenario migliore per l’Europa, l’Fmi e i mercati è che dal voto esca un Governo delle larghe intese o moderato. Chiunque vinca dovrà cercare alleati per una maggioranza. E dovrà farlo rapidamente: i creditori premono perché il programma di riforme vada avanti, prima di concedere i crediti. C’è poi l’emergenza immigrazione: il flusso di profughi e rifugiati verso le coste elleniche è nettamente aumentato. Meimarakis ha già teso la mano a Tsipras, che però ha detto di non voler lavorare con Nea Dimokratia. Il rischio è che vada al potere una coalizione debole, e che quindi il voto non sia servito a nulla. I mercati crollerebbero e la Grexit (l’uscita di Atene dalla moneta unica) tornerebbe di attualità.

di Luca M. Possati

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22 marzo 2019

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