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di una strategia

· Polemiche aprono il vertice ministeriale sull’immigrazione ·

Migranti bloccati tra Grecia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Afp)

«La Grecia non accetterà azioni unilaterali. Anche noi possiamo farle. Non accetteremo di diventare un magazzino di anime, anche se questo comporta un aumento di fondi». Le parole del vice ministro per l’Immigrazione greco, Ioannis Mouzalas, rendono bene il clima da ultima spiaggia che si respira oggi in Europa. Un clima pieno di tensione e accuse reciproche caratterizza l’apertura del vertice ministeriale del Consiglio Ue a Bruxelles chiamato a fare il punto sull’emergenza immigrazione. Atene è nell’occhio del ciclone. Bersagliata dalle accuse di molti Paesi balcanici, che la criticano per i ritardi sul fronte delle procedure di registrazione e transito dei rifugiati, è stata addirittura esclusa nel recente vertice convocato dall’Austria per coordinare gli sforzi con Albania, Bosnia, Bulgaria, Kosovo, Croazia, Montenegro, Serbia, Slovenia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Ieri Vienna ha confermato l’intenzione di stringere un’alleanza tra i Paesi dell’Europa centrale per rafforzare i controlli alle frontiere. A questo si aggiunge poi la decisione dell’Ungheria di indire un referendum sulle quote di ingressi obbligatorie proposte dall’Ue, mentre anche il Belgio ha deciso pochi giorni fa di inviare nuove forze di sicurezza e intensificare i controlli alle frontiere, sospendendo Schengen. Il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, e il ministro dell’Interno olandese, Klaas Dijkhoff, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Ue, hanno ribadito ieri il loro richiamo «ad agire in uno spirito di solidarietà e responsabilità», tentando quindi una ricucitura con i Balcani e l’Austria

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21 luglio 2019

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