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Uguaglianza
nella diversità

· Appello dell’arcivescovo di Jakarta in vista del voto del 19 aprile ·

Mentre si susseguono a Jakarta le manifestazioni, promosse da organizzazioni islamiche, contro il governatore Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama, cristiano di origine cinese, l’arcivescovo Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo rinnova l’invito a tutti i cattolici della capitale a esercitare i diritti civili, andando a votare. Un appello già lanciato a febbraio, in occasione del primo turno delle Pilkada (elezioni locali), e ribadito in questi giorni, in vista dei ballottaggi in calendario il 19 aprile. Particolare attenzione è riservata alla scelta del governatore della regione di Jakarta.

In una lettera pastorale monsignor Suharyo Hardjoatmodjo chiede ai fedeli di esercitare quello che è un diritto ma anche un dovere primario dei cittadini. La scelta del candidato deve basarsi sulla propria coscienza e guardare al benessere di tutta la popolazione, sganciandosi dagli interessi personali e di partito: «Un buon voto — spiega — è un contributo significativo a garanzia dell’unità della Repubblica di Indonesia, secondo la filosofia dei Pancasila», i principi fondatori dello Stato che sottolineano l’uguaglianza nella diversità. La lettera si chiude con l’invito alla calma e a non compiere gesti violenti o che possano inasprire il clima elettorale.
Il nuovo intervento dell’arcivescovo deve leggersi come contributo teso a contrastare la deriva estremista e le campagne di pressione esercitate da partiti filo-islamici. Venerdì scorso migliaia di musulmani, al termine della preghiera nella grande moschea di Istiqlal, si sono diretti verso il palazzo presidenziale per chiedere ancora una volta le dimissioni di “Ahok”, fra l’altro in testa dopo il primo turno svoltosi a febbraio. La motivazione è sempre la stessa, ovvero l’accusa di blasfemia per una citazione del Corano fatta durante la campagna elettorale e ritenuta impropria dai detrattori dell’amministratore. Il processo, visto come una cartina di tornasole della libertà di religione in Indonesia, sta mobilitando anche gruppi a sostegno del governatore cristiano. Oltre alla religione, dietro le intimidazioni ci sarebbe anche il fatto che Basuki Tjahaja Purnama non è un nativo indonesiano.

L’arcivescovo di Jakarta, sottolineando l’impegno del Governo guidatato dal presidente della Repubblica Joko Widodo a garantire la regolarità e la sicurezza delle operazioni di voto, insiste sulla necessità di difendere «lo spirito di unità nella diversità», che è uno dei valori fondanti del Paese. E torna a ribadire che le Chiese non sono luoghi per fare campagna elettorale a favore dell’uno o dell’altro candidato.

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26 gennaio 2020

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