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Ufficiali dell’esercito arrestati in Venezuela

· ​Si aggrava la crisi ·

Peggiora di giorno in giorno la situazione in Venezuela. Fonti dell’opposizione riferiscono che almeno 85 ufficiali dell’esercito sarebbero stati arrestati dalla guardia nazionale e condotti in carcere. A denunciarlo è stato ieri Henrique Capriles, uno dei principali leader della protesta, affermando che si tratta di «un gruppo di ufficiali, almeno 85, in totale disaccordo» con la linea del governo. Se confermato da fonti indipendenti, la notizia aprirebbe un nuovo capitolo nella crisi venezuelana: finora l’esercito è sempre stato dalla parte del presidente, Nicolás Maduro, sostenendo l’azione del suo esecutivo nonostante le proteste. 

Soccorsi a un manifestante ferito a Caracas (Afp)

Tutti gli ufficiali fanno parte della Direzione generale dell’intelligence militare (Dgcim), ha precisato alla stampa Capriles. «Attraverso i familiari mi hanno fatto arrivare questa informazione, chiedendo di renderla pubblica».
Nelle strade le violenze continuano. Fonti dell’opposizione hanno denunciato la morte di Hecder Lugo Pérez, un ragazzo di 22 anni dello stato di Carabobo. Pérez è morto nell’ospedale dove era stato portato dopo essere stato colpito, ieri, da un proiettile alla testa. Il giovane aveva preso parte a una delle proteste in un quartiere di San Diego, nel corso delle quali sono d’altra parte rimaste ferite altre quattro persone.
Dall’inizio delle manifestazioni, lo scorso aprile, il numero dei morti è arrivato a 37, come ha reso noto la procura di Caracas. In poco più di un mese, 717 persone sono rimaste ferite e 152 arrestate, secondo l’ultimo bilancio ufficiale. L’opposizione accusa Maduro di aver portato il paese sul lastrico, reclama elezioni anticipate e contesta apertamente l’assemblea costituente decisa dal presidente. Per oggi è stata indetta una marcia di sole donne a Caracas, «senza uomini e senza armi», tutte vestite di bianco e con un fiore in mano, per chiedere che «cessino gli scontri e si restituisca la democrazia al paese», ha spiegato Lilian Tintori, moglie del leader dell’opposizione venezuelano Leopoldo López, in carcere da tre anni. Tintori chiede che vengano anticipate le elezioni in programma per la fine del 2018. I sondaggi indicano che l’erede di Hugo Chávez, il socialista Maduro, non avrebbe chance di vittoria nel caso di una regolare tornata elettorale, con il paese alla fame e senza medicinali.

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