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L’Ue alla prova dell’immigrazione

· Risolto il caso della Lifeline ora a Bruxelles si cercherà una difficile intesa ·

Tutti i 224 migranti a bordo della nave «Lifeline» sono sbarcati a Malta nella serata di ieri, dopo giorni di attesa per la mancata autorizzazione a entrare nei porti italiani e non. Il capitano della nave è stato interrogato dalla polizia maltese e il governo La Valletta ha detto che la nave sarà sequestrata per permettere un’indagine di polizia sul suo operato.

Sulle emergenze in tema di migrazioni parla il presidente del consiglio europeo, Donald Tusk, in diversi tweet e nella sua lettera di invito per il summit, che si apre nel pomeriggio di oggi, dei 28 capi di stato e di governo Ue a Bruxelles. «La posta in gioco è alta e il tempo è breve» ha scritto Tusk. Con questa convinzione, egli lamenta che «sempre più persone stanno iniziando a credere che solo un'autorità con il pugno duro, anti-europea e anti-liberale possa fermare l'immigrazione illegale». Per questo l’Europa deve trovare nuove soluzioni strategiche.
Il presidente del consiglio sostiene che i cittadini si aspettano dai leader europei «determinazione nelle azioni volte a ripristinare il loro senso di sicurezza» e sottolinea che «se lo aspettano da molto tempo ormai». La gente «vuole questo non perché, all'improvviso, è diventata xenofoba e voglia erigere muri contro il resto del mondo, ma perché è compito di ogni autorità politica far rispettare la legge, proteggere il proprio territorio e i confini». Nella lettera Tusk ricorda che «i flussi si sono ridotti, rispetto a ottobre 2015, di oltre il 96 per cento», ma restano questioni cocenti come quella della responsabilità condivisa nei confronti dei migranti salvati in mare.
L’Italia, proprio perché non risulta possa esserci un’intesa a breve sulla riforma del regolamento di Dublino, chiede di superare di fatto il regolamento attraverso una codifica strutturata di quanto già avvenuto con le navi Lifeline e Maersk nei giorni precedenti, accolte rispettivamente da Spagna e Malta. Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, punta a una compartecipazione degli altri paesi sui porti di sbarco e sullo smistamento dei migranti, un’idea che trova contrari i quattro paesi di Visegrad (Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca), ma anche Austria e Danimarca.
Delicata e cruciale la posizione della Germania, dove il cancelliere Angela Merkel si è scontrata ieri — durante il vertice della coalizione — con le posizioni del ministro dell'interno, Horst Seehofer, che ha escluso l’accoglienza di migranti della Lifeline e ha minacciato una crisi della coalizione. Molti hanno anche ipotizzato il ritorno alle urne.

In tema di questioni migratorie, è intervenuto ieri, parlando con l’agenzia Ansa, l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della segreteria di stato, che oggi riceve dal Papa la berretta cardinalizia. Secondo il presule, «il fatto che siano solo i paesi fisicamente più esposti come l'Italia o la Grecia ad assumersi il peso dell'accoglienza e non tutta l'Unione europea non è giusto, ma che si utilizzino le navi cariche di esseri umani per far avanzare posizioni politiche è inaccettabile». L’arcivescovo ha ricordato quanto il Pontefice ha recentemente detto: «Gli immigrati sono esseri umani non numeri!». E il presule ha dunque aggiunto: «Sarà impopolare oggi difendere gli emarginati ma né il Papa, né la Chiesa possono venir meno alla loro missione».

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