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A Mariupol un attacco contro il negoziato

Il Governo ucraino ha indetto una giornata di lutto nazionale per i trenta civili morti nell’attacco missilistico di sabato scorso contro Mariupol, la città portuale sud-orientale che sta subendo l’offensiva dei ribelli separatisti filo-russi. Il presidente, Petro Poroshenko, ha ordinato a mezzogiorno un minuto di silenzio. Nella notte numerose persone si sono radunate in una veglia nella piazza Maidan di Kiev. 

Ma il bilancio della raffica di missili sparati su Mariupol — cuore dell’industria metallurgica e città strategicamente importantissima, il cui controllo può in teoria portare alla creazione di un corridoio terrestre tra la Crimea e la Russia — potrebbe essere più grave, visto che molti tra gli oltre cento feriti sono ricoverati in ospedale in gravissime condizioni. Secondo le autorità di Kiev, i ribelli avrebbero sparato non meno di centoventi razzi contro Mariupol, distruggendo un mercato, diversi edifici residenziali e un asilo. I separatisti — che il Cremlino è accusato di sostenere con armi e uomini — hanno però negato qualunque responsabilità e, come sempre, hanno incolpato a loro volta le forze armate ucraine di aver messo in atto una provocazione o di avere centrato «erroneamente» la zona abitata. Poroshenko ha discusso ieri sera al telefono del conflitto con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e con il presidente francese, François Hollande. Lo ha reso noto l’ufficio stampa della presidenza ucraina in una nota, precisando che i leader di Francia e Germania hanno espresso preoccupazione per il riaccendersi delle violenze nel sud-est e per le violazioni degli accordi di Minsk di inizio settembre, che prevedevano, tra l’altro, una tregua in realtà mai davvero rispettata.

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24 febbraio 2020

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