Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Tutto quello che abbiamo in comune

· ​Il vescovo Brian Farrell sul dialogo con i protestanti ·

 «Dopo cinquant’anni, credo che siamo riusciti a capire che non siamo d’accordo su tutto, ma su molti punti sì». Parole del vescovo Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che a margine del congresso internazionale di teologia ecumenica tenutosi recentemente presso la Pontificia università di Salamanca ha fatto il punto sui progressi compiuti negli ultimi tempi nelle relazioni tra le diverse confessioni cristiane. Con particolare riguardo ai rapporti, che finalmente hanno trovato una prospettiva nuova e incoraggiante, con le comunità protestanti in occasione delle commemorazioni per il cinquecentenario della Riforma di Lutero. 

Rispondendo sul settimanale «Vida Nueva» alle domande di José Beltrán, il presule irlandese ha così replicato alle obiezioni di quanti, nonostante i frutti del viaggio compiuto lo scorso ottobre da Papa Francesco in Svezia, ritiene ancora che ci sia poco o nulla da celebrare per questi cinquecento anni della Riforma. «Se c’è chi la pensa così forse occorrerebbe più tempo per cercare di capire meglio le origini e i processi che hanno portato alla rottura», osserva Farrell, il quale ricorda che soltanto «in un processo di dialogo e d’incontro si possono comprendere queste cause e conoscere quanto c’è di comune in posizioni che, a volte, sembrano contraddittorie, ma che hanno molto di complementare. È questo che bisogna scoprire ed è ciò che sta avvenendo in questo momento nel dialogo ecumenico». Insomma, dopo mezzo secolo dal concilio Vaticano ii, che per la Chiesa cattolica ha segnato l’avvio ufficiale del cammino ecumenico, si è cominciato davvero a comprendere che sono molte di più le cose che i cristiani hanno in comune rispetto ai motivi, pur importanti, di divisione.
Quello del segretario del dicastero vaticano per il dialogo ecumenico, come osserva acutamente Beltrán, è uno sguardo intriso di «ottimismo» e tuttavia «non esente del realismo di chi conosce di prima mano gli ostacoli nel dialogo tra cattolici e protestanti». In questo senso, si rimarca come, nel corso del suo intervento nella prestigiosa sede accademica di Salamanca, monsignor Farrell abbia deplorato «una certa mancanza di interesse teologico nelle nuove generazioni e la difficoltà a diffondere i risultati dei diversi dialoghi», rivendicando altresì «la necessità di un’applicazione più reale del concilio Vaticano ii». In questo senso, afferma, «l’ecumenismo dipende dalla riforma dei cristiani».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE