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Tutto il bello
della liturgia

· Tempio, icona e musica sacra componenti essenziali del rito ortodosso ·

Arte e fede, bellezza e spiritualità. L’architettura, la pittura, la scultura, la musica, in sintonia, sulla stessa lunghezza d’onda dell’azione liturgica più genuina. È il particolare viaggio all’interno dell’ortodossia russa che il metropolita di Volokolamsk, Ilarion Alfeev, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, propone nel libro La Chiesa ortodossa. Tempio, icona e musica sacra (Bologna, Edizione Dehoniane, pagine 400, euro 48). Del volume pubblichiamo alcuni stralci della prefazione, scritta dal cardinale presidente del Pontificio consiglio della cultura.

Anche se i capitoli che costituiscono l’ossatura di quest’opera sono quattro, quasi a definire i punti cardinali della mappa del panorama, noi preferiamo sulla scia del sottotitolo del libro («Tempio, icona e musica sacra»), evocare un trittico di grandi quadri pittorici.

Teofane il Greco  «Trasfigurazione» (XV secolo)

La prima tavola imponente è dedicata al tempio, la componente capitale nella definizione del culto, a partire dalla stessa teologia biblica per passare subito alla tradizione cristiana che fiorisce dopo il 381 con l’imperatore Teodosio e ha il suo emblema nella basilica, la «nave» simbolica con prua, poppa e vele (la cupola). Ilarion, però, punta naturalmente sul tempio bizantino che ha il suo archetipo in Santa Sofia di Costantinopoli, «miracolo dell’architettura del suo tempo», capace di «cristianizzare» i modelli templari biblici ma anche di concentrare in sé sia lo spazio cosmico terrestre e celeste, sia il profilo stesso antropologico.

Naturalmente il tempio non è solo una struttura edilizia, è un corpo vivente che si riveste e si adorna. Si apre, così, un mondo di meraviglie simboliche, racchiuse nel sontuoso apparato degli arredi liturgici, dei vasi sacri, dei paramenti ove ci sembra di imbatterci nell’attualizzazione di certe pagine rituali minuziose dei libri dell’Esodo e del Levitico. Qui potremmo anticipare una parte del secondo quadro del nostro trittico ideale, quella che l’autore definisce come «il tempio decorato». È quasi la pelle del corpo vivo del tempio, costituito da una mirabile sequenza di affreschi il cui programma iconografico, dominato dal Cristo Pantocratore e dalla Madre di Dio, si svolge a partire dall’abside e dalla cupola per estendersi ai diversi registri delle navate e persino dei pilastri, ritmati sempre secondo canoni cristologici, mariologici e agiografici.

di Gianfranco Ravasi

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19 marzo 2019

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