Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Tutto d’un fiato

Il volume di Piero Doria Storia del concilio ecumenico vaticano II (Todi, Tav editrice, 2016, euro 28) comunica la storia di tutto l’iter conciliare con quel calore che solo un vero storico e appassionato del concilio può trasmettere. È come se lui stesso fosse stato presente nell’aula, nei gruppi, in tutto il concilio. È un libro che trasuda amore per questo evento perché, come scrive monsignor Semeraro nella prefazione, è qualcosa che ci ha sorpreso, suscitando «emozioni e speranze» che ancora oggi restano vive e forti. 

Per deformazione professionale, quando ho avuto il libro tra le mani sono andata subito a cercare le note. Che non ci sono. Allora mi sono detta: Piero voleva un libro divulgativo che fosse chiaro e allo stesso tempo scientifico. E di fatto è così: è un testo che si legge quasi tutto d’un fiato pur essendo scientifico perché fondato su fatti storici documentati e descritti da colui che ha ordinato con zelo e passione l’archivio del concilio Vaticano II.
Sono 472 pagine ben strutturate, contenenti perfino una sintesi dei documenti conciliari approvati nelle diverse sessioni che lo rendono anche un prezioso strumento didattico. Sono contenta di questo perché, purtroppo, ancora oggi in alcuni istituti non si pone grande attenzione alla storia del concilio, e magari proprio questo volume può aiutare a colmare tale lacuna. A pagina 33 c’è poi un organigramma delle commissioni preparatorie veramente ben fatto, una sorta di memorandum utile, anche a chi è esperto in materia, a ricordare persone e ruoli.
Nel volume, Doria ci tiene a evidenziare una questione importantissima: il breve papato di Giovanni XXIII non è stato solo “del concilio”. Ossia Roncalli non deve essere ricordato esclusivamente come il Papa del concilio e del famoso Discorso alla luna durante la serata in cui si svolse la fiaccolata di apertura (11 ottobre 1962), ma piuttosto quale pastore che amava profondamente la Chiesa e il popolo di Dio; un vescovo che ha indetto il primo sinodo della diocesi di Roma, e ha spezzato anni di isolamento papale uscendo dai sacri palazzi per visitare le persone più bisognose di misericordia e mettere il concilio sotto la protezione della Vergine Maria recandosi in pellegrinaggio a Loreto. Non solo.
Le due encicliche Mater et Magistra e Pacem in terris sono i due grandi capolavori di questo Papa “contadino” (permettetemi di chiamarlo così, con grande affetto), che ha saputo toccare la “carne ferita” dell’umanità, e ha impedito una catastrofe mondiale intercedendo per la pace. E sempre, con grande amarezza, devo riportare alla memoria il silenzio di molti storici su questo intervento che ha salvato il mondo dalla catastrofe nucleare.

di Caterina Ciriello

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE