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​Tutti insieme appassionatamente

· ​Inedita collaborazione delle televisioni latinoamericane per seguire il viaggio del Papa ·

Un’indagine del network delle televisioni latinoamericane impegnate in Bolivia e Paraguay conferma lo straordinario impatto di Papa Bergoglio sull’opinione pubblica locale. Giustizia sociale, salvaguardia dell’ambiente, lotta alla povertà: sono queste alcune delle parole che più hanno colpito le persone intervistate. Secondo le domande rivolte in diretta ai fedeli durante le diverse tappe del viaggio, Francesco ha già conquistato la fiducia dei sudamericani. 

Quito (Ecuador), 8 luglio 2015

Le tante tessere che compongono il mosaico dei momenti più salienti di questo viaggio televisivo diventano, in tempo reale, i Fact-checking delle dirette. Grandissimo consenso anche nel segmento composto dai non cattolici e dai non credenti. È la prima volta che Francesco si rivolge alla propria gente con la stessa lingua e questo aspetto sembra contare molto tra gli intervistati, anche se, dalla Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida nel 2007 Bergoglio ha lavorato molto per un nuovo protagonismo della Chiesa in America latina. E ora, si può dire che il Pontefice argentino si sta sempre più configurando come un riferimento per il continente.
«L’impatto di Papa Bergoglio sull’opinione pubblica risulta straordinario, e a colpire maggiormente — afferma all’Osservatore Romano Tristán Bauer, presidente di Radio Televisión Argentina (Rta) — sono la spontaneità e il linguaggio del Papa, evidenziati dal 79 per cento degli intervistati». E poi aggiunge che otto intervistati su dieci sottolineano «la semplicità e la vicinanza alla gente» da parte del Pontefice come motivi di forte impatto. Incide significativamente, per il 60 per cento, anche l’attenzione mostrata in questi anni verso i più deboli. Più di otto latinoamericani su dieci — secondo la Tv boliviana — apprezzano la scelta dell’Ecuador, della Bolivia e del Paraguay come mete del nono viaggio apostolico di Papa Francesco.
Secondo Bauer, «la realtà di questi Paesi è diversa ma tutti condividono una strada d’integrazione sulla base di politiche di controllo del mercato, con un impegno particolare concentrato sulla povertà e sull’ineguaglianza, logica che ha consentito ad esempio alla televisione di Bolivia e Paraguay di chiedere alla televisione argentina una partecipazione diretta durante gli eventi di questi giorni. L’unione fa la forza».
Anche undici diverse agenzie di stampa nazionali hanno unito le loro risorse e hanno deciso di collaborare insieme coordinati dal portale Ansur. Una delle tappe più significative in Bolivia sarà la visita ai detenuti di una delle prigioni con le condizioni di vita più dure dell’America latina: il carcere di Palmasola, dove il Papa andrà venerdì 10. Il centro di riabilitazione di Palmasola si trova alle porte di Santa Cruz, circa 500 chilometri dalla capitale La Paz. Qui vivono quasi cinquemila detenuti: un mega-carcere, di fatto quasi una città, che Bergoglio visiterà a bordo della papamobile.
Di Palmasola si parla spesso nei media latino-americani, così come di tante altre carceri delle grandi città del continente, in Messico, Perú, Brasile o altri Paesi, dove quello del sovraffollamento è un tema sensibile. C’è grande attesa. Inquadrare il problema della sicurezza cittadina è una priorità da questa parte del pianeta. La percezione dell’insicurezza è una delle cause della frammentazione sociale, della sfiducia e dello squilibrio dei meccanismi di coesione sociale. E che il Papa argentino conosce tra l’altro molto bene. Due anni fa, a Palmasola morirono 34 detenuti e un bambino di due anni. I feriti, durante uno scontro tra gruppi di prigionieri di diversi padiglioni, furono un centinaio. Fu una vera e propria battaglia: alcuni detenuti aggredirono i compagni armati con machete e lanciafiamme fabbricati all’interno del carcere. Sradicare gradualmente la cultura della violenza sembrerebbe essere la vera sfida dei prossimi anni.

di Silvina Pérez

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