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Tutti i figli di una piccola patria

· Completato il monumentale «Dizionario biografico dei friulani» ·

Sono ben note le difficoltà che hanno portato sull’orlo del fallimento quell’opera monstre costituita dal Dizionario biografico degli italiani , che a cinquant’anni dal suo esordio e con settantacinque volumi pubblicati è giunta sì e no a metà del cammino. Con questo rischioso precedente l’università di Udine e la locale Deputazione di storia Patria hanno mostrato del coraggio, una decina d’anni fa, avventurandosi in un progetto analogo: un Dizionario biografico dei friulani . L’iniziativa è stata supportata dai maggiori enti pubblici e privati della regione e alla fine l’audacia dei promotori è stata premiata. È finalmente arrivato in libreria, infatti, il terzo volume dell’opera, in quattro tomi: Nuovo Liruti. Dizionario biografico dei Friulani. 3. L’età contemporanea (Udine, Udine, 2011, pagine 3.376, euro 120). I precedenti erano riferiti al Medioevo (dal periodo romano alla fine dello Stato patriarcale) e all’ Età veneta (dall’annessione del Friuli a Venezia alla fine della Serenissima), rispettivamente in due e tre tomi.

Complessivamente, dunque, sono nove corposi volumi che nel breve volgere di un decennio hanno proposto alla cultura italiana e internazionale il profilo biografico di tutti i friulani (nati o immigrati) che in qualche modo hanno onorato la loro regione d’origine. Bisogna aggiungere che l’opera si presenta in bella e agile veste tipografica, con un corredo di immagini e fotografie che interagiscono utilmente, dal punto di vista visivo e contenutistico, con i testi. Curatore e regista dell’operazione è stato Cesare Scalon, affiancato da Claudio Griggio e Ugo Rozzo per il medioevo e dal medesimo Griggio e da Giuseppe Bergamini per il periodo contemporaneo. Il titolo, Nuovo Liruti , rende omaggio a Gian Giuseppe Liruti (1689-1780), grande erudito friulano che iniziò nel 1760 la tradizione delle biografie dei suoi conterranei celebri con l’opera Notizie delle vite ed opere scritte da’ letterati del Friuli .

In questo terzo volume, che riguarda i due secoli a noi più vicini, troviamo oltre 1.300 personaggi, illustrati attraverso ampi ed esaurienti profili, completati dalle indispensabili annotazioni bibliografiche (di e su ciascun autore) e dagli eventuali rimandi archivistici. Apprendiamo così che da questa estrema regione nordorientale d’Italia sono uscite figure di grandissimo rilievo nei più diversi campi. Dal celebre linguista Graziadio Isaia Ascoli, padre della moderna glottologia e deciso sostenitore dell’italianità della sua terra, che coniò la fortunata espressione «Venezia Giulia», al non meno noto geologo Ardito Desio, che nel 1954 fu a capo della vittoriosa spedizione verso la cima del K2; dall’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà, cui è intitolata in Africa la città di Brazzaville, a Gino Peressutti, uno dei maggiori protagonisti dell’architettura del Novecento; dal germanista Ervino Pocar, all’antropologo Carlo Tullio Altan; dal filosofo Carlo Michelstaedter, al poeta Biagio Marin, al principe del foro Francesco Carnelutti. Per non parlare degli sportivi, anch’essi giustamente e ampiamente menzionati: il ciclista Ottavio Bottecchia, trionfatore di due giri di Francia, il pugile Primo Carnera, l’allenatore della nazionale italiana di calcio campione del mondo, recentemente scomparso, Enzo Bearzot.

E friulani d’origine sono anche una folta schiera di ecclesiastici di prestigio: il cardinale Celso Costantini; il gesuita Guido Mattiussi; i vescovi Luigi Fogar e Luigi Pellizzo, che fu segretario-economo della fabbrica di San Pietro; il politico e organizzatore sociale Luigi Faidutti, che terminò la sua carriera come responsabile della nunziatura in Lituania e artefice del riavvio dei rapporti fra la Santa Sede e la Repubblica baltica.

Per non parlare di Giuseppe Ellero e Pio Paschini (quest’ultimo rettore della Lateranense e primo presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche), usciti entrambi dal rigoglioso seminario di Udine di fine Ottocento: due grandi protagonisti della cultura friulana e italiana. Si deve al Paschini, pur frenato nelle sue ricerche dalle accuse di modernismo, il rinnovamento in Italia degli studi di storia della Chiesa. E friulano, di Gorizia, era anche Vittorio Peri, filologo e storico raffinato, Scriptor Graecus della Biblioteca Apostolica Vaticana, morto qualche anno fa.

Ma, in questa sede, è necessario soprattutto soffermarsi sull’ampia introduzione (un’ottantina di pagine) che Cesare Scalon, già prorettore dell’ateneo udinese, premette a questo terzo volume del Nuovo Liruti . Introduzione che, mentre distende molte delle vite qui ricostruite nelle vicende del loro tempo, fornisce al lettore, anche non esperto di cose friulane, gli elementi indispensabili per comprendere la peculiarissima natura di questa terra di confine, ponte fin dai tempi antichi fra culture, lingue e civiltà, dove si incontrano, si scontrano e si fondano mondo latino, tedesco e slavo. Una “piccola patria”, come amano chiamarla i friulani, che nelle turbinose vicende della storia ha sempre saputo conservare la propria specifica identità.

La toponomastica italiana ha dipinto questa regione, soprattutto Gorizia, come una roccaforte di italianità. Ma in questo modo l’ha costretta nel letto di Procuste di un nazionalismo che ne snatura la vocazione cosmopolita, plurilingue, multietnica. Il Friuli è più vicino a Budapest, a Vienna, a Bratislava, a Zagabria di quanto non lo sia a Roma. Per non parlare di Lubiana, che dista un’ora di automobile. È stata la costruzione ottocentesca degli stati nazionali che ne ha troncato l’antica unità culturale e amministrativa, unità che rimontava al mitico patriarcato di Aquileia, soppresso dalla Santa Sede nel 1751 per far posto alle due diocesi distinte di Udine, in territorio veneziano, e di Gorizia, sotto controllo asburgico. La fine del patriarcato fu la prima grande cesura imposta dalla modernità.

La seconda venne tra Ottocento e Novecento, con l’irruzione del nazionalismo e il trionfo delle ideologie. Udine divenne italiana nel 1866, Gorizia dopo la grande guerra. La frattura con il passato fu definitiva, ma tutta la grande cultura friulana ottocentesca, osserva Scalon, anche quella che più orgogliosamente rivendicava la propria italianità, non dimenticò mai che l’identità e l’unità di questo territorio era molto più antica e profonda delle divisioni nazionali. E all’origine di questa identità, come ha insegnato Paschini, ci furono i patriarchi e il patriarcato di Aquileia, poderosa struttura ecclesiastica, civile e politica che nell’arco di quasi mille anni plasmò queste terre.

Nel momento in cui la storia, dopo la fine del comunismo e delle ideologie, sta finalmente sfebbrando i miti nazionalistici e riannodando i fili di un passato che si credeva dimenticato, anche un dizionario degli uomini illustri, recenti e remoti, può contribuire a pacificare gli animi, a rasserenare la memoria, a riavvicinare i popoli.

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22 settembre 2019

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