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Tutti i dilemmi del presidente

· Alle prese con le tensioni sociali e gli strascichi della crisi economica Obama tiene il suo penultimo discorso sullo Stato dell’Unione ·

È un Barack Obama interessato soprattutto alle questioni interne quello che oggi pronuncia il suo penultimo discorso sullo stato dell’Unione. Il presidente deve dare risposte a un Paese molto diverso da quello di cui assunse per la prima volta la guida nel 2009. 

Reduce dalla pesante sconfitta nel voto di Mid Term e dal sostanziale fallimento della riforma sanitaria e di quella finanziaria, il leader democratico è ormai costretto a un sottile gioco di pesi e contrappesi con il Congresso se vuole lasciare un’eredità di questo secondo mandato. Il 2014 non è stato l’anno della svolta e ora Obama è chiamato a dare risposte concrete alla classe media, quella che sconta maggiormente gli effetti della crisi. A sei anni dal fallimento di Lehman Brothers, l’America è tornata a crescere, ma i problemi del mercato del lavoro e di quello immobiliare restano. Il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi record, ma i salari sono calati. Difficile dire se il progetto di riforma fiscale recentemente annunciato possa dare frutti: si tratta infatti di una manovra notevole — 320 miliardi di dollari in dieci anni — ma limitata, che di certo non risolve alla radice il vero problema, quello della ridistribuzione del reddito. Le proposte potrebbero essere facilmente bloccate dai repubblicani al Congresso, innescando lo stallo politico. Oggi, dunque, Obama deve fare chiarezza su come intende procedere. Ma è su un altro fronte che Obama deve giocare la sua partita più difficile: quello delle tensioni razziali. Dopo i fatti di Ferguson — la città del Missouri dove in agosto venne assassinato il giovane nero Michael Brown, ucciso da un colpo di pistola esploso da un agente bianco — e gli attacchi contro la polizia a New York, l’America ha riscoperto forme di violenza e di discriminazione che sembravano relegate al passato. Ma l’errore potrebbe anche essere quello di considerare queste manifestazioni soltanto una questione razziale, inserendole in schemi superati, senza capire che invece rientrano in un quadro nuovo, ben più complesso e profondamente connesso alla questione migratoria statunitense.

di Luca M. Possati

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26 agosto 2019

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