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Tutti attori di nonviolenza

· ​Appello dell’episcopato in Costa D’Avorio ·

Abidjan, 13. Costruire la pace attraverso la nonviolenza attiva e creativa: è l’impegno preso dalla Chiesa in Costa D’Avorio all’inizio del 2017. In un documento a firma del cardinale Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan, l’episcopato analizza la realtà del paese africano soffermandosi sul tema della nonviolenza, scelto fra l’altro da Papa Francesco come titolo (La nonviolenza: stile di una politica per la pace) del messaggio per la giornata mondiale della pace.

La Costa D’Avorio sta attraversando un periodo difficile, sottoposta a continue sfide: la prima — scrive il porporato nel documento ripreso da Radio vaticana — è quella delle «migrazioni forzate» che spingono tante persone a rischiare la vita in cerca di un futuro migliore. Ma questa «è una forma di violenza senza nome che richiede una soluzione in tempi rapidi». Le domande fondamentali però sono altre, osserva Kutwa: cosa offre la Costa d’Avorio alla sua popolazione per «porre fine a questo esodo contemporaneo?». Cosa offre ai giovani che «vogliono guadagnare soldi il più rapidamente possibile e senza alcuno sforzo?». Cosa offre «ai bambini che sono assuefatti alla violenza, vissuta continuamente a scuola, in famiglia, in televisione?». Cosa offre un Paese nel quale si contano «omicidi, distruzione dei beni, attacchi terroristici e vendette?». Di qui, l’esortazione della Chiesa a vivere guardando all’esempio di Gesù, il quale ha fatto della nonviolenza il suo insegnamento primario: «Oggi essere veri discepoli di Gesù — afferma l’arcivescovo di Abidjan — significa opporre alla violenza e all’ingiustizia del mondo un supplemento di bontà che ci viene da Dio, così da essere tutti attori della nonviolenza».

In tale ottica, il cardinale rivolge un appello ai membri della società: ai cristiani chiede di «spezzare le catena dell’ingiustizia e di riconciliarsi gli uni con gli altri»; agli uomini si chiede di «percorrere sentieri di pace, attraverso il dialogo e senza ricorrere ad alcuna forma di violenza fisica, verbale o morale». Anche le donne vengono chiamate in causa: a loro Kutwa ricorda di essere «leader della nonviolenza». Un’ulteriore esortazione viene poi lanciata alle vittime di violenza, affinché «chiedano aiuto a Dio per voltare pagina», il che «non significa concedere l’impunità ai colpevoli, che vanno perseguiti», ma implica saper vincere «il desiderio di vendetta».

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