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Tutte le catechesi
di Papa Francesco

· Mercoledì 7 agosto riprendono le udienze generali ·

Mercoledì 7 agosto, dopo la pausa del mese di luglio, riprendono le udienze generali del Papa: sarà la 280ma di Francesco, considerando anche le udienze giubilari tenute di sabato in occasione dell’Anno santo della misericordia. L’udienza generale è un importante appuntamento settimanale che, insieme agli Angelus e alle omelie di Santa Marta, oltre ovviamente alle celebrazioni dell’anno liturgico, rappresentano il cuore spirituale del suo magistero petrino. Sono incontri con persone provenienti da tutto il mondo, anche non cattoliche, che danno occasione al Papa di svolgere una semplice ma profonda catechesi sulla fede cristiana. Si tratta di riflessioni ricche di spiritualità che vale la pena leggere o riascoltare in modo integrale, attingendo alle fonti vaticane, per rendersi conto di ciò che Francesco dice, al di là di certe riduzioni mediatiche che amplificano solo certi temi. In questi appuntamenti non manca mai l’abbraccio prolungato ai malati.

Finora, dunque, Francesco ha tenuto 279 udienze generali. I temi scelti danno un’indicazione del cammino della Chiesa in questi anni. Dal 2013 ha svolto 12 cicli di catechesi, oltre a udienze dedicate ad argomenti specifici come l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua: lo scorso giugno ha iniziato il tredicesimo. Francesco è partito riprendendo le catechesi dell’Anno della fede proposte da Benedetto xvi, soffermandosi sul Credo, cui ha dedicato ben 25 appuntamenti. Questi gli altri 12 cicli di catechesi: i Sacramenti (9), i Doni dello Spirito Santo (7), la Chiesa (15), la Famiglia (36), la Misericordia, in occasione del Giubileo (49), la Speranza cristiana (38), la Santa Messa (15), il Battesimo (6), la Confermazione (3), i Comandamenti (17), la Preghiera del Padre nostro (16), gli Atti degli Apostoli (finora 4).

Il 27 marzo 2013, Francesco dedica la prima catechesi del Pontificato alla Settimana Santa spiegando che vivere da risorti significa seguire Gesù nel suo cammino dalla croce alla risurrezione per entrare sempre più nella logica di Dio: questo esige un «uscire da sé stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da sé stesso per venire in mezzo a noi… per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo… non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana… non dimenticate questo. Dio pensa sempre con misericordia: è il Padre misericordioso!».

Nel primo ciclo di catechesi dedicato all’Anno della fede, il Papa afferma che la morte e la risurrezione di Gesù sono «il cuore della nostra speranza». Purtroppo — sottolinea — «spesso si è cercato di oscurare la fede nella Risurrezione di Gesù, e anche fra gli stessi credenti si sono insinuati dubbi» per «una visione solo orizzontale della vita. Ma è proprio la Risurrezione che ci apre alla speranza più grande, perché apre la nostra vita e la vita del mondo al futuro eterno di Dio, alla felicità piena, alla certezza che il male, il peccato, la morte possono essere vinti. E questo porta a vivere con più fiducia le realtà quotidiane… La Risurrezione di Cristo è la nostra forza… è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro?».

I Sacramenti non sono riti formali — ricorda il Papa in queste catechesi — ma atti che cambiano la nostra vita. A partire dal Battesimo, che libera dal peccato originale e «tocca in profondità la nostra esistenza» perché ci immerge «in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia; e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli».

I doni dello Spirito Santo sono al centro del terzo ciclo di catechesi: «Lo Spirito Santo — sottolinea Francesco — costituisce l’anima, la linfa vitale della Chiesa e di ogni singolo cristiano: è l’Amore di Dio che fa del nostro cuore la sua dimora ed entra in comunione con noi. Lo Spirito Santo… è “il dono di Dio” per eccellenza… e a sua volta comunica a chi lo accoglie diversi doni spirituali. La Chiesa ne individua sette, numero che simbolicamente dice pienezza, completezza» e ci fanno vivere e vedere il mondo con il cuore di Dio.

È poi passato alle riflessioni sulla Chiesa: «Essere Chiesa è sentirsi nelle mani di Dio, che è padre e ci ama» e ha voluto «formare un popolo benedetto dal suo amore… che porti la sua benedizione a tutti i popoli della terra». Ricorda quanto diceva Benedetto xvi che parlava del “noi” ecclesiale: far parte della Chiesa significa appartenere a questo popolo, «non siamo isolati e non siamo cristiani a titolo individuale, ognuno per conto proprio… Nella Chiesa non esiste il “fai da te”, non esistono battitori liberi». Infatti, «c’è chi ritiene di poter avere un rapporto personale… con Gesù Cristo al di fuori della comunione e della mediazione della Chiesa. Sono tentazioni pericolose e dannose».

Le catechesi sulla famiglia, a cavallo tra i due sinodi sul tema, si soffermano sui più diversi aspetti della vita familiare. Francesco ribadisce le verità fondamentali del matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e l’apertura alla vita. Nello stesso tempo guarda con misericordia alle famiglie ferite.

Il ciclo più lungo di catechesi è dedicato all’Anno santo della misericordia. Il contenuto essenziale del Vangelo — afferma il Papa — è Gesù, «la Misericordia fatta carne, che rende visibile ai nostri occhi il grande mistero dell’Amore trinitario di Dio». Ecco l’invito di Francesco: «La Chiesa impari a scegliere unicamente ciò che a Dio piace di più» che è «perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo. Questo è quello che a Dio piace di più».

Il secondo ciclo più lungo riguarda la speranza cristiana. «L’ottimismo delude — spiega il Papa — la speranza no! Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci vuole la speranza» che è credere che Dio con il suo amore cammina con noi e non ci lascia soli: «Il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita… Attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite… diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude!».

Francesco passa poi a spiegare il significato della santa messa. Ricorda che tanti cristiani, «in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia». E in molti, ancora oggi, «rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale… se non possiamo celebrare l’Eucaristia… la nostra vita cristiana morirebbe». È infatti il mistero centrale della salvezza: «Ogni volta che celebriamo questo Sacramento partecipiamo al mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo» che riversa «su di noi tutta la sua misericordia e il suo amore, così da rinnovare il nostro cuore, la nostra esistenza e il nostro modo di relazionarci con Lui e con i fratelli» facendoci pregustare «già ora la piena comunione col Padre che caratterizzerà il banchetto celeste, dove con tutti i Santi avremo la gioia di contemplare Dio faccia a faccia».

Il Papa torna a poi riflettere per la seconda volta su due sacramenti, battesimo e confermazione, quindi si sofferma sui comandamenti, ricordando che il compimento della legge è nell’accogliere senza riserve l’amore di Dio: «La vita nuova… non è il titanico sforzo per essere coerenti con una norma, ma la vita nuova è lo Spirito stesso di Dio» che ci dona la gioia di amare ed essere amati.

Nel ciclo sul Padre nostro, il Papa invita a non smettere mai di chiedere a Gesù: «Signore, insegnami a pregare». Il primo passo per pregare è essere umili, riconoscere di essere peccatori. Dio ascolta la preghiera dell’umile. Il Papa fa una precisazione: «Nessuno di noi è tenuto ad abbracciare la teoria che qualcuno in passato ha avanzato, che cioè la preghiera di domanda sia una forma debole della fede, mentre la preghiera più autentica sarebbe la lode pura, quella che cerca Dio senza il peso di alcuna richiesta. No, questo non è vero. La preghiera di domanda è autentica… è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono… Lui ci capisce e ci ama tanto». Il rosario è la preghiera che Francesco chiede a tutti di recitare ogni giorno, anche per respingere gli attacchi del diavolo alla Chiesa.

L’ultimo ciclo di catechesi che il Papa ha appena iniziato riguarda gli Atti degli apostoli: un libro che parla «del viaggio del Vangelo nel mondo e ci mostra il meraviglioso connubio tra la Parola di Dio e lo Spirito Santo che inaugura il tempo dell’evangelizzazione».

L’udienza generale è per il Papa anche un’occasione per lanciare appelli. In questi sei anni di pontificato se ne contano circa 120. Il primo sguardo di Francesco è rivolto a tutta l’umanità, con oltre quaranta appelli per la pace nelle varie regioni del mondo colpite da guerre e violenze; oltre 20 appelli sono rivolti ai cristiani nel mondo, in particolare per quelli colpiti da persecuzioni, discriminazioni o particolari difficoltà. Un’altra quindicina di appelli li ha lanciati per le persone colpite da calamità naturali, epidemie e incidenti. Una decina di appelli li ha rivolti rispettivamente ai migranti, in particolare in occasione delle tragedie del mare, ai lavoratori in difficoltà e ai poveri del mondo, anche quelli causati dal degrado ambientale.

Francesco numerose volte parla della vita. Due segnalazioni. Un appello particolare è stato dedicato l’anno scorso alle drammatiche vicende di Vincent Lambert e Alfie Evans, dei quali ha citato esplicitamente i nomi: fatto del tutto eccezionale nella storia degli interventi papali su questi temi. Come fatto eccezionale è quanto accaduto con suor Maria Concetta Esu, 85 anni, missionaria e ostetrica in Africa, che ha aiutato a nascere migliaia di bambini. Il Papa l’ha voluta presentare personalmente durante l’udienza generale, dicendo il suo grazie da parte della Chiesa ed esprimendo riconoscenza anche a tutti i missionari che danno la vita in ogni parte del mondo senza fare notizia. Il loro esempio — è la preghiera del Papa — «ci aiuti tutti a vivere il Vangelo là dove siamo».

di Sergio Centofanti

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