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Per tutta Roma
si corre e si esulta

· La memoria dei santi Pietro e Paolo nei primi secoli del cristianesimo ·

«Dimmi, amico, che sta succedendo? Per tutta Roma si corre e si esulta». Questo lo scenario che — al primo impatto — si propone alla vista e all’immaginazione di un pellegrino illustre, recatosi da Calagurris (Hispania Tarraconensis: odierna Calahorra) a Roma per le celebrazioni del dies natalis (il giorno del martirio) di Pietro e Paolo.

 Graffito di Dalmatius (Memoria apostolorum sull’Appia)

È il poeta Prudenzio che ritornato in patria dopo la visita ad limina Petri et Pauli, scrive Carlo Carletti, rievoca in versi una straordinaria esperienza vissuta in prima persona (Peristephanon, inno XII): le liturgie, la processione dal Vaticano alla via Ostiense, e soprattutto le due basiliche apostoliche che, nel loro imponente e suggestivo impatto memoriale, diventano tema dominante della sua ispirazione: «la regione destra (il Vaticano) ha raccolto e custodisce Pietro in una splendida dimora (...) sul lato opposto, dove il fiume bagna i campi della riva sinistra, la via Ostiense conserva la tomba di Paolo» (XII, 16, 23). È «il sacro Tevere» che «separa le ossa dei due, fluendo tra i loro santi sepolcri, posti il primo (di Pietro) su una riva e il secondo (di Paolo) sull’altra» (XII, 15). Una metafora creativa e coinvolgente che riconosce nel “sacro fiume” un ruolo nel contempo distintivo e unitivo: all’alveo che separa e distingue fanno da contrappunto le acque che, bagnando le due sponde, riconducono a unità il sacrificio supremo della coppia apostolica. Questa panoramica, che coinvolge nel suo insieme la città intera, è partecipata al lettore con l’“appello” di tradizione, già impiegato da Damaso nei suoi elogia martyrum: «Guarda (aspice) il popolo di Romolo (plebs Romula) si riversa su due strade diverse (per bifidas plateas): uno stesso giorno si illumina di due feste» (XII, 29).

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25 agosto 2019

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