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Tutta la storia in una bandiera

· Il segreto delle dodici stelle ·

Anticipiamo uno stralcio dal libro «Salvare l’Europa. Il segreto delle dodici stelle» (Roma, Ave, 2019, pagine 192, euro 12) in uscita l’11 aprile.

Serve una bandiera che rappresenti la nuova Europa. L’Unione paneuropea, movimento fondato nel 1922 da Coudenhove-Kalergi, propone come vessillo continentale un cerchio giallo su fondo blu, sormontato da una croce rossa. Secondo la visione di Coudenhove-Kalergi un’Europa ridotta in piccoli stati — in base all’assetto seguito alla prima guerra mondiale — non è in grado di ricoprire un ruolo adeguato sul palcoscenico mondiale, né politicamente né economicamente. Rischia di ridursi a un giocattolo nelle mani di potenze extraeuropee. 

Di qui l’urgenza di eliminare gli ostacoli doganali e commerciali per creare un mercato unico europeo, cercando al contempo l’intesa per una politica estera e di sicurezza comune. Sul piano ideale, per questo movimento l’Europa trova la migliore rappresentazione in tre colline: Acropoli, Campidoglio e Golgota, che rappresentano la filosofia greca, la legge romana e la civiltà cristiana. Dopo la morte di Coudenhove-Kalergi la guida dell’Unione paneuropea è passata all’arciduca e parlamentare europeo Otto d’Asburgo, primogenito del beatificato Carlo I, ultimo imperatore cattolico d’Austria-Ungheria. Otto ha mantenuto la presidenza onoraria fino alla sua morte, nel 2011. Alla bandiera del movimento ha voluto che fosse aggiunta, intorno al disco giallo con la croce rossa, la corona di dodici stelle dorate.
Torniamo alla cronologia dei fatti. Nel giugno 1950 Coudenhove-Kalergi scrive al segretario generale del Consiglio d’Europa in vista dell’assemblea plenaria chiamata a decidere della questione. La croce rossa simboleggia la “carità sopranazionale” e il disco d’oro la luce dello spirito su un fondo color del cielo. A distanza di circa un mese, il presidente del Movimento paneuropeo invia al Consiglio un memorandum sulla futura bandiera del continente: deve essere un simbolo della comune civilizzazione, rappresentandone la tradizione senza suscitare alcuna rivalità nazionale. Riguardo alla croce rossa, Coudenhove-Kalergi afferma che «è riconosciuta dal mondo intero, dalle nazioni cristiane e pagane, come simbolo della carità internazionale e della fraternità umana». La croce è stata, dopo la caduta dell’Impero Romano, il grande simbolo dell’unità morale dell’Europa. Perciò «sarebbe naturale che la croce figurasse sulla bandiera dell’Europa, come figura sulle bandiere della Svizzera, della Gran Bretagna, della Svezia, della Norvegia, della Danimarca e di altre nazioni europee».
La grande maggioranza dei cittadini europei, secondo lo scrivente, non ammetterebbe l’esclusione della croce dalla bandiera che li rappresenta, mentre la minoranza degli europei non cristiani non potrebbe opporvisi, perché si tratta di un simbolo inseparabile dalla storia e dalla civiltà del continente. E, d’altra parte, la minoranza cristiana in Medio Oriente non si oppone ai simboli nazionali della mezza luna o della stella di Davide. Il 5 ottobre Coudenhove-Kalergi invia al portavoce e addetto culturale Paul Lévy ...due immagini del Cristo risorto che regge il vessillo della croce, realizzate nel XV secolo da Martin Schongauer e conservate al museo Unterlinden di Colmar.
«La bandiera di Cristo — scrive Coudenhove-Kalergi — è esattamente la bandiera dell’Europa che io sto proponendo: vada a Colmar a vederla!».
Il Movimento europeo internazionale, nato nel 1947 per coordinare tutte le forze europeiste, avanza a sua volta l’idea di una E verde su fondo bianco. La lettera stilizzata, ma rossa su sfondo bianco, ha sventolato durante il Congresso dell’Aja del 1948. Il presidente del Movimento, Duncan Sandys, genero di Churchill, identifica il rosso con il comunismo. Perciò ha voluto modificare il colore della E in verde, una tinta che esprime a suo avviso la speranza dell’unità continentale. Fin dalla seconda sessione del Consiglio d’Europa, molti a Strasburgo pongono questo vessillo alle finestre delle case per celebrare il nuovo corso europeo della città. Il 14 luglio in parecchie città francesi la bandiera è esposta accanto a quella nazionale. Una petizione firmata da una novantina di personalità chiede al governo che la E verde e bianca sia issata sul palazzo dell’Eliseo e sugli altri edifici pubblici.
Il gesto — affermano i firmatari — aiuterebbe a diffondere le idee europee, al di fuori delle quali non c’è futuro «per la Francia e per la nostra civiltà». Il simbolo, però, è percepito come troppo neutro e non convince a pieno, neppure dal punto di vista estetico (circa la metà delle proposte che giungeranno a Strasburgo contempleranno il verde e il bianco quali colori principali, ma nessuna di esse raccoglierà consensi significativi tra i deputati).

di Enzo Romeo

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17 agosto 2019

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