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Per i diritti
dei popoli indigeni sulle loro terre

· ​Appello del Papa prima dell’udienza generale dedicata alla speranza ·

«In questo momento in cui l’umanità sta peccando gravemente nel non prendersi cura della terra», Papa Francesco esorta i popoli indigeni a non permettere le nuove tecnologie «che distruggono la terra» e «l’equilibrio ecologico» finendo per distruggere anche la saggezza ancestrale di queste popolazioni. Una consegna, questa, risuonata mercoledì mattina, 15 febbraio, nell’auletta dell’aula Paolo VI dove il Pontefice prima dell’udienza generale ha incontrato i partecipanti al terzo forum internazionale dei popoli autoctoni, convocato dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), di cui ricorre quest’anno il quarantesimo di istituzione.

In vista di «una maggiore responsabilizzazione economica» delle persone indigene, il Papa individua il “problema essenziale” nel saper «conciliare il diritto allo sviluppo, compreso quello sociale e culturale, con la tutela delle caratteristiche proprie» di tali popoli e dei loro territori. E ciò appare evidente soprattutto quando si avviano «attività economiche che possono interferire con le culture» locali. In tal senso Francesco ribadisce il primato del «diritto al consenso previo e informato» perché — spiega — «solo così è possibile assicurare una collaborazione pacifica tra autorità governative e popoli indigeni, superando contrapposizioni e conflitti».

Il Pontefice chiede inoltre «progetti inclusivi dell’identità indigena, con una speciale attenzione per i giovani e le donne» prestando particolare attenzione all’“inclusione”. Il che vuol dire «per i Governi riconoscere che le comunità autoctone sono una componente della popolazione che va valorizzata e consultata e di cui va favorita la piena partecipazione»; mentre «non si può permettere una emarginazione o una divisione in classi». Da qui l’esortazione conclusiva del Papa affinché gli indigeni nelle loro tradizioni e nella loro cultura vivano «il progresso con una cura speciale per la madre terra».

Successivamente all’udienza generale nell’aula Paolo vi il Pontefice ha proseguito le catechesi sulla speranza cristiana alla luce della Parola di Dio. Nella circostanza ha commentato il brano della lettera di Romani (5, 1-5) sulla speranza che non delude. Perché, ha detto, chi accoglie il Signore riconosce in ogni cosa un dono e fa esperienza della «pace che scaturisce dalla fede».

L’udienza generale  

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