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​Per tutelare i lavoratori del mare

· ​Si celebra il 21 novembre la giornata mondiale della pesca ·

Duro mestiere quello del pescatore: ore e ore di lavoro, spesso sottopagato o regolato da pezzi di carta privi di valore giuridico. Senza contare il rischio di infortuni — con la triste prospettiva di non aver diritto ad alcun risarcimento — e le morti improvvise o le sparizioni in mare, che gettano nell’angoscia tantissime famiglie. 

La giornata mondiale della pesca, che si celebra sabato 21 novembre, è un’occasione propizia per scuotere e sensibilizzare l’attenzione dell’opinione pubblica verso la difficile situazione in cui lavorano migliaia di persone.

Se ne è fatto interprete il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, nel messaggio firmato per la circostanza insieme al segretario del dicastero, il vescovo Joseph Kalathiparambil. «Al fine di restituire dignità al lavoro della pesca — si legge nel testo — è necessario che tutte le diverse componenti sociali uniscano le proprie forze, ognuna secondo le proprie competenze specifiche». In particolare, il cardinale raccomanda agli Stati di bandiera, alle autorità portuali, alla guardia costiera e alle autorità competenti per gli affari marittimi «di rafforzare il controllo sull’attuazione di tutte le leggi e convenzioni nazionali ed internazionali a tutela dei diritti umani e lavorativi dei pescatori». Il porporato chiede anche agli operatori del settore ittico «di implementare un sistema di dovuta diligenza introducendo severe linee guida/procedure per eliminare lo sfruttamento umano e lavorativo nelle loro catene di approvvigionamento e distribuzione». Dal cardinale, inoltre, un appello ai consumatori, affinché «siano vigilanti e più consapevoli non solo della qualità del pesce che acquistano, ma anche delle condizioni umane e lavorative dei pescatori». 

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11 dicembre 2019

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