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Turibolo e gelato

· Tra i chierichetti maltesi che nel periodo estivo prestano servizio nella basilica di San Pietro ·

Corrono per il cortile, giocano a pallavolo, si mandano messaggi via WhatsApp, qualcuno più stanco e sudato si riposa seduto al riparo del sole. Hanno l’entusiasmo dell’adolescenza — ma anche l’emozione di aver raggiunto una meta perseguita e ricercata per almeno un anno — i ragazzi di Malta e Gozo che prestano servizio nel periodo estivo come chierichetti nella basilica di San Pietro. Di età compresa dai 13 ai 15 anni, sono ospiti del preseminario San Pio x in Vaticano, dove sostituiscono i loro coetanei che nei mesi invernali lo frequentano.

L’iniziativa è divenuta ormai una tradizione che coinvolge tutta l’isola. Risale, infatti, al 1964 il progetto di inviare a Roma un gruppo di ministranti per collaborare al servizio liturgico. Se ne fece promotore il canonico della collegiata di San Paolo Naufrago a La Valletta, don Giuseppe Delia, imprimendo una connotazione spiccatamente vocazionale all’esperienza. Questo servizio — come spiega monsignor Francis Bonnici, che da lunghi anni si occupa dell’organizzazione — consente ai ragazzi di uscire dalle loro parrocchie e conoscere altre realtà, aiutandoli ad allargare l’orizzonte e a guardare non solo alla Chiesa maltese, ma a quella universale,

Uno dei momenti forti di questo periodo romano è la messa celebrata dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro, nella cappella del Coro. Al termine della liturgia viene compiuta quella che chiamano l’investitura. Accompagnati da monsignor Bonnici e da don Mark Ellul, che li assiste, i ragazzi in fila si dirigono verso l’altare. Indossano la talare paonazza e la cotta bianca. Quando giungono all’altare, il cardinale lega loro intorno ai fianchi una fascia che simboleggia il servizio di ministranti che andranno a compiere.

Hanno studiato, e non poco, approfondendo argomenti strettamente legati alla loro missione: i tempi dell’anno liturgico, la tipologia e i colori delle vesti, il significato dei gesti e delle preghiere che scandiscono le celebrazioni. Non sono mancate prove pratiche, almeno nove, su come si serve la messa. Inoltre ciascuno ha imparato il rito liturgico in tre lingue: maltese, italiano e inglese. Come utile vademecum hanno utilizzato la Guida al servizio liturgico nella basilica Vaticana, curata da un sacerdote dell’Opera Don Folci che risiedeva nel preseminario San Pio X.Il primo gruppo di 20 ragazzi ha concluso il turno il 23 agosto, dopo quindici giorni di permanenza. È stato sostituito da altri 23 ragazzi che rimarranno fino al 9 settembre. Stesso compito, stesse attività, stessi impegni. Sono, quindi, quarantatré — su circa cento candidati — coloro che dopo aver superato i due esami scritti del concorso hanno potuto realizzare questa esperienza.

Il loro compito in basilica è presto detto: accendere le candele, preparare l’altare, collocare il messale, riempire le ampolline di acqua e vino e servire il sacerdote alla messa. Si svegliano quasi all’alba, perché alle 6.30 devono essere in basilica per preparare il necessario per le messe che vengono celebrate a partire dalle 7. Sono circa una cinquantina al giorno, senza considerare le celebrazioni solenni in occasione della domenica e delle feste.

Semplici gesti come accendere e far oscillare il turibolo con l’incenso, portare le candele e i ceri, partecipare alle processioni, restano a lungo impressi nelle loro menti. Finito il servizio in basilica, il tempo libero è dedicato allo svago: gite culturali e visite alla città, ma anche l’immancabile sosta in gelateria e la serata in pizzeria. Il rettore del Pontificio collegio Urbano sul Gianicolo ha offerto loro il campo di calcio per due volte alla settimana. L’autoparco ha messo a disposizione dei mezzi per accompagnarli: sono stati, tra l’altro, alle catacombe di San Sebastiano, a Castel Gandolfo e al porto di Fiumicino. Per una delle due settimane rimangono in compagnia dei loro genitori: e non è difficile che tra questi ultimi vi siano ex chierichetti, i cui figli stanno facendo la stessa esperienza in Vaticano. Quei ragazzini di un tempo sono oggi medici, avvocati, preti, agricoltori, operai. Tutti però conservano il ricordo di quelle calde e lunghe giornate dell’estate romana, quando finito il servizio in basilica correvano per le strade e per i cortili per scoprire un mondo fino ad allora visto solo sulle cartoline o in televisione. (nicola gori)

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20 aprile 2019

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