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In Turchia
attesa sui ricorsi

· Contestate due milioni di schede del referendum costituzionale ·

L’Alta commissione elettorale turca (Ysk) esamina oggi i ricorsi presentati contro il risultato del referendum di domenica, che sancisce la svolta presidenzialista voluta da Recep Tayyip Erdoğan. Intanto, almeno 38 persone sono state arrestate per le manifestazioni di protesta organizzate dopo la denuncia di irregolarità, confermate dagli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). 

Contestazioni al voto in Turchia (Afp)

Il voto del 16 aprile sancisce il passaggio dalla repubblica parlamentare alla repubblica presidenziale in base al 51,4 per cento delle preferenze. L’opposizione ha presentato ricorso chiedendo l’annullamento di un voto che ritengono viziato dal conteggio di oltre due milioni e mezzo di schede non certificate. Intanto, la polizia ha effettuato 38 arresti tra gli organizzatori e i partecipanti dei cortei di protesta che hanno avuto luogo ieri nella metropoli sul Bosforo. Istanbul, così come la capitale Ankara e la città di Smirne, è stata teatro di cortei per contestare la decisione dell’Alta commissione elettorale (Ysk) di considerare valide schede prive dei timbri di certificazione del medesimo organismo. Secondo il quotidiano «Cumhuriyet», nella giornata di martedì più di 200.000 cittadini hanno presentato reclamo nelle città di Ankara e Istanbul. Anche l’associazione degli avvocati turchi ha sollevato pesanti dubbi sulla regolarità del voto, parlando di «scelta contro la legge» a proposito della decisione di ammettere anche le schede non ufficiali. Gli avvocati chiedono, quindi, che l’Ysk prenda ora in considerazione tutti i ricorsi presentati dall’opposizione. La riforma aumenta i poteri del presidente della Repubblica, che sarà anche capo del governo, e restringe quelli del parlamento. E permette a Erdoğan di continuare a rimanere al potere fino al 2029.

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14 novembre 2019

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