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Tunisi e la sfida jihadista

· ​Dopo gli scontri a Ben Guerdane ·

Il pericolo jihadista è oramai più che mai reale in Tunisia. La conferma è arrivata con gli attacchi multipli di ieri nella città di Ben Guardane a pochi chilometri dal confine con la Libia. «Il nostro Paese è in guerra contro la barbarie», ha tuonato ieri sera il presidente tunisino, Béji Caïd Essebsi. Anche il primo ministro, Habib Essid, ha affermato che «lo scopo di questo attacco era di distruggere la sicurezza nel nostro Paese» e stabilire una base dell’Is «ma grazie agli sforzi e alla cooperazione tra il nostro esercito nazionale e le forze di sicurezza interna, la reazione è stata forte e rapida». Resta ancora da chiarire la dinamica di quanto accaduto, ma la certezza per ora sembra essere una sola: una presenza radicata sul territorio di gruppi di affiliati o simpatizzanti del cosiddetto Stato islamico (Is), che le autorità tunisine non devono sottovalutare. Proprio per questo il ministero dell’Interno di Tunisi ha decretato il coprifuoco notturno in città. Le forze armate e la polizia hanno posto in sicurezza gli ingressi a Ben Guerdane, sospeso temporaneamente i valichi di frontiera e intensificato i pattugliamenti aerei dei confini. E un’esplosione e colpi d’arma da fuoco sono stati avvertiti questa mattina a Ben Guerdane. Lo rendono noto i media tunisini. 

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