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Tu, vipera gentile

· Dialogo a due voci su un’opera di Maria Bellonci ·

Elsa Morante e Maria Bellonci

Cara Giulia, mettendo in ordine la libreria mi sono trovato tra le mani il romanzo di Maria Bellonci, Tu vipera gentile e l’ho riletto. Sono tre racconti, il primo e il secondo ambientati a Mantova alla corte dei Gonzaga nel 1629 e nel 1449 mentre il terzo, che dà il titolo all’opera, si svolge alla corte dei Visconti, signori di Milano, alla fine del 1200. La cosa interessante, al di là dei fatti narrati e della bellezza del linguaggio, è il tema della ragion di stato, qualcosa che, come un filo rosso, resta attuale anche ai giorni nostri.

Cara Flaminia, Anche oggi sono forti e spesso tumultuosi i rapporti tra etica e politica, tra pubblico e privato. Non solo nelle corti di regnanti o ai vertici di uno stato. Le vicende di Diana Spencer o di Soraya Esfandiari, tanto per citare due casi molto noti, potrebbero trovar posto tra le pagine di Maria Bellonci. La real-politik ha sempre in sé le proprie autarchiche giustificazioni e necessità. Può essere, e spesso lo è, ottusa, contorta, ma sempre vincolante, causa di sofferenze sconfinate, di destini segnati, di esistenze accese dai bagliori e dal potere o dalle cupezze della decadenza.

Flaminia: Mi ha coinvolto soprattutto il secondo racconto, Soccorso a Dorotea, forse perché la vittima della ragion di stato è, in questo caso, una adolescente, poco più che una bambina, cui vengono spezzati i sogni, le attese, l’amore.

Giulia: Sì, è così. Dorotea Gonzaga era stata promessa sposa a Galeazzo Maria Sforza, signore di Milano. E del giovane Dorotea s’era teneramente innamorata. Ma le ambizioni degli Sforza divengono altre e fanno leva su una tara ereditaria dei Gonzaga per sciogliere il patto. Dorotea è sottoposta a ispezioni fisiche umilianti e infine rifiutata. Morirà a 18 anni, schiacciata dal dolore e dal rifiuto.

Flaminia: Maria Bellonci definisce il suo libro come una rappresentazione della lotta tra ragioni e passioni. Alla ragion di stato si dovevano matrimoni, spesso anche delitti, Bellonci stessa definisce le alleanze matrimoniali delle «congiure, anche quelle che sembrano distese».

Giulia: Non sempre per fortuna è stato così, l’amore coniugale può essere anche fedeltà e tenacia nelle avversità come nel caso di Ludovico Gonzaga e Barbara Hoenzollern che così ci vengono incontro nello splendido incipit di Soccorso a Dorotea: «Si specchiarono in viso. Era l’estate del 1457 fresca e mutevole… Ma qualunque fosse la stagione, loro due, marito e moglie, dovevano risalire dal fondo di se stessi e trovare il coraggio di specchiarsi l’uno nell’altro. Perché non c’era modo di esimersi: la concretezza politica trafiggeva ogni delicatezza familiare».

Flaminia: Insomma Giulia, è proprio un libro da leggere o da rileggere anche perché il modo di scrivere di Maria Bellonci è davvero unico e magnifico.

Giulia: Sì, la scrittura di Maria Bellonci è cesellata, aristocratica, non concede nulla al lettore frettoloso, obbliga a una fruizione assaporata mentre fluisce morbida e placida come il Po, tra le cui rive si svolgono le vicende della corte estense, forse la più amata dalla scrittrice.

di Giulia Alberico e Flaminia Marinaro

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24 giugno 2019

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