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A tu per tu con Elena Bono

· Emarginata dalle grandi case editrici è l’anima della letteratura italiana ·

Nella sua stanza c’è un profumo fresco di agrumi (Van Cleef e Arpels probabilmente, o comunque un’acqua di colonia altrettanto fragrante e delicata). Dal letto, dal quale non si alza più, dai suoi 93 anni di combattente, Elena Bono continua a spandere il profumo della sua poesia.

La scrittrice in una foto del 2011

E a sorridere, perché il profumo — non capriccio vanitoso ma segno della sacralità del corpo e della presenza di Dio — aiuta a ricordare la positività della vita, anche nella fatica e nel dolore. Elena ricorda ancora l’incanto delle fiale di unguento profumato viste a Siena, da bambina, in quello Spedale di Santa Maria della Scala dove Caterina Benincasa portava materialmente il buon odore di Cristo ai malati che andava a visitare. Elena Bono ha scritto molto ma pur avendo all’attivo una produzione letteraria di livello qualitativo altissimo è assente dai circoli delle grandi case editrici. All’indomani dell’uscita in e-book del suo capolavoro (e suo libro preferito) Morte di Adamo, riceve amici e giornalisti nella sua bella casa liberty sul lungomare di Chiavari, piena di quadri, sculture, stampe del Settecento e ceramiche bianche e blu alle pareti. Una passione travolgente, quella per l’arte, quasi come la vocazione alla scrittura, che l’ha accompagnata per tutta la vita. «Al punto di usare i soldi messi da parte per il vestito da sposa — ci racconta Stefania Ventorino, press agent e angelo custode della scrittrice — per comprare un quadro bellissimo, appena intravisto nella vetrina di un antiquario». Alle domande sul mistero dell’ispirazione che ha dato origine alle sue opere risponde paragonandosi in modo scherzoso a Giovanna d’Arco: «Che cosa ho visto per dar vita a un’arte così? Ho ascoltato delle voci parlare e ho scritto di conseguenza. Ho obbedito a un dono proveniente dall’esterno di me stessa, dal Creatore di tutte le cose». E al momento dei saluti ripete accorata: «Leggetelo con intelligenza, “Morte di Adamo”. Io ho dato tutto quello che ho potuto»; l’ultima immagine che resta negli occhi, oltre al sorriso radioso di Elena nel ricordare il marito, è un polso sottile e fragile che si sporge dal bianco del lenzuolo a chiedere profumo, a domandare ancora vita, ancora benedizione e ancora bellezza.

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26 maggio 2019

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