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Truppe russe al confine
tra Siria e Giordania

· ​Per rafforzare la tregua in atto ·

Militare curdo in azione nel nord est di Raqqa (Ap)

Il Cremlino invia truppe al confine fra Siria e Giordania per controllare il rispetto della tregua tra governo e ribelli che, al momento, sembra reggere. La decisione ha scatenato le critiche di Israele, secondo cui in tal modo si favorirebbe l’espansione nella regione dell’Iran, considerato una minaccia dallo stato ebraico. Ieri sono arrivate le prime truppe per pattugliare i checkpoint fra le zone sotto controllo governativo e quelle in mano ai ribelli, nella città di Daraa. In quell’area i russi erano già presenti con truppe speciali, ma ora si installeranno in un quartier generale a Izraa. Sono in arrivo anche gli uomini della polizia militare, composta in gran parte da ceceni, musulmani sunniti, già impiegati con successo ad Aleppo. Con l’invio di truppe al confine tra Siria e Giordania, Mosca intende non solo rafforzare la propria presenza in territorio siriano, ma anche creare una vasta zona di de-escalation delle tensioni. E questo per risolvere il terribile problema della crisi umanitaria che affligge la regione. In alcuni incontri con diplomatici statunitensi, gli israeliani hanno chiesto che i militari iraniani e le milizie di Hezbollah vengano «tenute fuori dalle zone di de-escalation vicino ai confini di Israele e Giordania» stando a quanto riferiscono media internazionali. Questo nel timore che «Teheran voglia costruire basi aeree e persino una navale» riportano le stesse fonti.

Nei giorni scorsi russi e statunitensi hanno più volte assicurato al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che gli interessi della sicurezza di Israele sarebbero stati pienamente rispettati. Netanyahu ne ha discusso anche con il segretario di Stato americano Rex Tillerson. I russi insistono che saranno loro a gestire la situazione.

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