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Trump torna a chiedere
i fondi per il muro

· ​Il presidente denuncia la crisi umanitaria al confine con il Messico ·

«C’è una crisi, umanitaria e di sicurezza nazionale, al nostro confine. Quanto sangue dovrà scorrere ancora perché il Congresso si decida ad agire?». Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è rivolto ieri alla nazione in un appello dallo Studio ovale della Casa Bianca, ripreso da tutte le televisioni. Trump ha chiesto al Congresso l’approvazione di 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del muro al confine del Messico, «per fermare criminali, gang, trafficanti di esseri umani». Il presidente si rifiuta di firmare la legge di bilancio — con il conseguente shutdown, il blocco delle agenzie federali — se il provvedimento non conterrà i fondi per il rafforzamento e l’ampliamento della barriera al confine. «L’unica soluzione — ha detto — è che i democratici votino una legge che difenda le nostre frontiere e riapra i servizi pubblici».

Il muro al confine con il Messico, simbolo della politica restrittiva sull’immigrazione di questa amministrazione, è una delle promesse a cui la base repubblicana è più affezionata, ma finora è rimasta inapplicata. Nel suo discorso Trump ha citato statistiche e ha elencato casi individuali di crimini commessi da immigrati clandestini. «Non è immorale il muro come dice l’opposizione, l’unica cosa immorale sono i politici che non fanno nulla e lasciano morire vittime innocenti» ha detto il presidente, per poi descrivere il confine meridionale degli Stati Uniti come «un oleodotto delle droghe». Una risposta immediata alle parole del presidente è giunta dai leader del Congresso. Nancy Pelosi (democratica, speaker della camera) e Chuck Schumer (democratico, leader della minoranza al senato). «Il presidente la smetta di tenere in ostaggio il popolo americano, quella crisi al confine la sta creando lui, che riapra i servizi pubblici» ha detto Pelosi, dove i democratici hanno riconquistato la maggioranza.

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