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Trump schiera l’esercito
al confine
per fermare i migranti

· ​La marcia partita dall’Honduras è arrivata nello stato messicano del Chiapas ·

Il corteo di migranti che dall’Honduras sta risalendo l’America centrale in direzione degli Stati Uniti (Reuters)

Ottocento militari schierati al confine in attesa dei caminantes, i migranti che, partiti dall’Honduras stanno attraversando il Messico per arrivare negli Stati Uniti. Donald Trump passa dalle parole ai fatti e dà il via alla prima misura per fronteggiare una situazione che egli descrive come un’emergenza. «I democratici hanno fatto leggi ad hoc per rendere difficile fermare le persone al confine — ha scritto in un tweet il capo della Casa Bianca — ma io impiegherò l’esercito per questa emergenza nazionale. Li fermeremo!». Fonti del Pentagono riferiscono che il segretario alla difesa James Mattis sta per firmare un decreto con cui invia alla frontiera del Texas «almeno 800 uomini armati a partire dalla prossima settimana». Qualche giorno fa Trump, durante un comizio in Arizona, aveva messo in guardia dai «soggetti pericolosi» che sarebbero presenti nel corteo di migranti, tra cui imprecisati «criminali» e «mediorientali sconosciuti». E per sottolineare la necessità della linea dura, il presidente aveva evocato lo spettro dell’immigrazione incontrollata in Europa: «A quelli che si battono per l’immigrazione illegale consiglio di dare uno sguardo a ciò che è successo in Europa negli ultimi cinque anni. Un disastro totale!».

Nel frattempo i migranti continuano a risalire il Messico. Ieri, giovedì, hanno percorso sessanta chilometri dalla città di Huixtla a quella di Mapastepec, nello stato del Chiapas. Al punto più vicino del confine statunitense mancano ancora oltre 1500 chilometri, 45 giorni di marcia nell’ipotesi più ottimistica. Ai giornalisti e fotografi che li accompagnano, i migranti — in prevalenza honduregni ma anche guatemaltechi, salvadoregni e qualche nicaraguense — dicono di andare avanti per il futuro dei propri figli, e per la paura di ciò che potrebbe loro accadere in patria, ovvero in paesi che descrivono essere controllati da gang criminali, narcotraffico e politici corrotti.

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17 settembre 2019

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