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Trump rallenta
il ritiro delle truppe dalla Siria

· ​L’operazione avverrà in quattro mesi invece che in uno solo ·

Il presidente statunitense, Donald Trump, ha concesso circa quattro mesi per il ritorno dei duemila soldati statunitensi, smentendo quindi il precedente annuncio, che parlava di un ritiro in un mese. La notizia è stata diffusa dal «New York Times» e poi confermata da alcune dichiarazioni del capo della Casa Bianca. «Non ho mai detto che dobbiamo scappare via» ha affermato il presidente in un’intervista su Fox News, mentre su Twitter ha evocato «un rallentamento del ritiro» assicurando che i soldati continueranno a combattere quel che resta del sedicente stato islamico (Is). «Stiamo lentamente facendo tornare a casa le truppe dalle loro famiglie, e nello stesso tempo combattendo i resti dell’Is» ha dichiarato Trump. Il passo indietro di Trump avviene in un momento di grande tensione, soprattutto nel nord della Siria, a Manbij, a pochi chilometri da Kobane e dal confine con la Turchia. Pochi giorni fa i curdi siriani — finora stretti alleati della coalizione internazionale a guida statunitense — hanno deciso di cedere il controllo di Manbij all’esercito di Assad. Una mossa inattesa, che ha scatenato la reazione di Ankara.

I turchi, infatti, hanno deciso di aumentare le truppe dislocate al confine, nonostante un accordo raggiunto sabato scorso a Mosca con i russi sul coordinamento militare dell’area. Lo riferisce l’agenzia stampa turca Anadolou, secondo la quale tank, obici e veicoli corazzati sono stati dispiegati nelle province di Mardin e Sirnak. Nel suo discorso di fine anno, il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha sottolineato che il suo paese «difende i diritti» in nome della pace e della stabilità. E ha dichiarato che la Turchia «non è responsabile per gli incidenti nella nostra regione».

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23 ottobre 2019

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