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​Trump
non si ferma

· ​Incontra May e limita l’immigrazione da alcuni paesi ·

Trump e May alla Casa Bianca (Ansa)

«Le relazioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna non sono mai state più forti». Con queste parole, ieri, il presidente statunitense, Donald Trump, ha salutato la visita a Washington del premier britannico, Theresa May. Tanti i temi sul tavolo del summit: dal commercio alla lotta al terrorismo islamico fino ai rapporti con la Nato e con l'Europa. La conferenza stampa congiunta è durata soltanto 18 minuti, tanto è bastato per riassumere i nodi fondamentali di un'intesa storica, che oggi conosce un nuovo capitolo. Il risultato più concreto è stato un alleggerimento dei toni sull'Alleanza atlantica, organizzazione che Trump aveva definito «obsoleta». Ieri May ha rassicurato che il capo della Casa Bianca «appoggia al cento per cento la Nato». I due leader si sono detti concordi nella necessità di ridare slancio all'economia. Unico punto di attrito, le relazioni con Mosca. Londra mantiene la sua linea: «Le sanzioni resteranno fino a quando il governo russo non avrà rispettato gli accordi di Minsk» ha detto May, facendo riferimento all'intesa siglata nel settembre 2014 per mettere fine al conflitto ucraino. Su questo punto Trump ha mostrato cautela, senza parlare di una cancellazione delle sanzioni. «Troppo presto per parlare della sanzioni con la Russia» ha detto il presidente. «Non conosco Putin ma spero in una relazione fantastica». La giornata di ieri non è stata caratterizzata soltanto dall'incontro con May. In una visita al Pentagono, Trump ha firmato due ordini esecutivi. Nel primo ordine esecutivo, Trump ha disposto il rafforzamento delle forze armate. Occorre — ha detto — sviluppare un piano per nuovi aerei, nuove navi, nuove risorse e strumenti per i nostri uomini e le nostre donne in uniforme». Fonti di stampa riferiscono che l’amministrazione sta valutando la possibilità di un’azione militare di terra in Siria.

Il secondo provvedimento riguarda invece l'immigrazione: è stato bloccato per 120 giorni il programma che prevedeva l'ingresso di rifugiati negli Stati Uniti, programma varato da Barack Obama. L'ingresso sarà sospeso per i cittadini provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen. Dopo questo periodo, sarà data priorità innanzitutto alle minoranze cristiane perseguitate.

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21 maggio 2019

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