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Trump non esclude l’intervento militare
in Venezuela

· ​Sempre più critica la situazione umanitaria nel paese ·

Sfollati venezuelani al confine  colombiano (Afp)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che «tutte le opzioni sono sul tavolo» per la crisi in Venezuela. Ricevendo alla Casa Bianca il presidente colombiano Iván Duque Márquez e la moglie María Juliana Ruiz Sandoval, il capo della Casa Bianca ha definito la situazione «molto triste». «Ho sempre un piano b, c e d», ha risposto Trump ai cronisti che gli chiedevano cosa farebbe se il presidente Nicolás Maduro restasse al potere in Venezuela. «Probabilmente ho una flessibilità superiore a quella di molti tra quelli che hanno ricoperto questo incarico. Ci sono molti piani, e non escludo l’opzione militare», ha aggiunto Trump, esprimendo al contempo «grande rispetto» per Juan Guaidó, il leader dell’opposizione venezuelana riconosciuto da parte della comunità internazionale come presidente ad interim. Guaidó «è l’uomo che moltissime persone considerano il vero presidente del Venezuela, è molto coraggioso» ha detto il presidente statunitense sottolineando al contempo che «l’amnistia per Maduro è qualcosa che non abbiamo preso in considerazione».

Intanto, la situazione umanitaria si fa sempre più critica. Le autorità di Caracas hanno annunciato che una nave con a bordo 64 container contenenti medicinali di vario tipo è giunta ieri nel porto di La Guaira, nello stato di Vargas. I farmaci saranno distribuiti «nel giro di una settimana» a centri medici di tutto il paese, ha reso noto il ministro della salute, Carlos Alvarado González. Il carico, ha precisato, è di 933 tonnellate, ha un valore di 25 milioni di euro ed è composto da anestetici, vaccini, antibiotici, alimentazione per donne incinte, antipiretici, analgesici e protettori gastrici. Sulla provenienza dei medicinali, il ministro ha sottolineato che «per la maggior parte sono frutto di accordi con Cuba e Cina», aggiungendo che «riguardano anche acquisti realizzati dal ministero della sanità nel mercato internazionale in paesi che non hanno bloccato le transazioni» con il Venezuela.

Guaidó, nel frattempo, ha annunciato la creazione di un terzo punto di raccolta per gli aiuti internazionali, dopo quelli già allestiti al confine con Colombia e Brasile. Il leader dell’opposizione ha inoltre ringraziato Londra per il sostegno economico e ha ribadito l’importanza dell’ingresso degli aiuti nel paese. «Grazie al governo britannico che ha annunciato l’invio di 6,5 milioni di sterline per affrontare la crisi umanitaria in Venezuela. Ribadiamo l’importanza di aprire il canale umanitario affinché gli aiuti possano entrare con assiduità e si possa assistere più venezuelani», ha affermato Guaidó su Twitter.

Il governo di Maduro, però, ha respinto gli aiuti provenienti dai paesi che hanno riconosciuto la legittimità di Guaidó, definendoli una «scusa» per un intervento militare statunitense nel paese. Il vicepresidente Delcy Rodríguez ha anche sostenuto che si tratti di «materiale deteriorato o addirittura avvelenato per minare la resistenza interna».

Intanto l’organizzazione non governativa Foro Penal Venezolano ha denunciato che 989 «prigionieri politici» si trovano a oggi nelle carceri del Venezuela. Il loro numero, si precisa in un comunicato dell’ong, è aumentato dopo i nuovi arresti «realizzati negli ultimi giorni fra la popolazione più umile e nel quadro della crisi di governabilità che ha colpito il paese dallo scorso gennaio».

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