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Trump mette in discussione l’accordo sul nucleare iraniano

· Ma gli altri paesi firmatari sono decisi a rispettarlo ·

Ha usato toni molto accesi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per annunciare la decertificazione dell’intesa sul dossier nucleare iraniano. Nell’atteso discorso di ieri, Trump ha infatti messo in discussione l’accordo, lanciato dure accuse al governo di Teheran e chiesto al congresso di approvare nuove sanzioni.

L’accordo del 2015, oltre che da Washington, fu firmato da Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Venne considerato un passo storico nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran, nonché una pietra miliare nella politica estera dell’amministrazione Obama. Ora, invece, tutto è rimesso in discussione: «L’accordo del 2015 sarà cancellato, in qualsiasi momento» ha detto Trump. «L’intesa altro non è che un piano strategico degli iraniani per uscire dalla stretta delle sanzioni. La possibilità di uscire dall’isolamento vuol dire per l’Iran avere soldi da investire nel finanziamento del terrorismo. Mentre si accelerava sull’acquisizione dell’arma nucleare. A cosa è servito quell’accordo se ha fermato la macchina del nucleare iraniano solo temporaneamente?».
Trump ha inoltre accusato Teheran di aver violato diverse volte i termini del patto. «Non ha soddisfatto le nostre richieste sulle centrifughe; i dirigenti iraniani non hanno permesso le ispezioni. Molti ritengono anche che l’Iran stia facendo affari con la Corea del Nord. Noi vigileremo». Per questo «abbiamo studiato una nuova strategia per contrastare il regime iraniano. Nuove sanzioni, per fermare la proliferazione dei missili iraniani e il sostegno della guardia rivoluzionaria al terrorismo».
Tecnicamente, al momento Trump ha, come detto, solo decertificato l’accordo. Un passo che non equivale all’uscita dall’intesa. In effetti, nel trattato, l’Iran Nuclear Agreeement Review Act, è stabilito che il presidente debba certificare ogni 90 giorni al congresso che l’Iran non sta riprendendo le attività nucleari vietate. Trump doveva confermare la certificazione entro domenica 15 ottobre, ma ha deciso di non farlo. In tal modo, non ha cancellato l’intesa, bensì chiesto al congresso di rivederla. E questo potrebbe aprire la porta a nuove sanzioni.
La replica del presidente iraniano Hassan Rohani, non si è fatta attendere. «Nel discorso di Trump solo insulti e accuse infondate. Ma lui non può fare quello che vuole. L’accordo sul nucleare è più forte di quanto creda. Non è un accordo bilaterale ed è stato ratificato dall’Onu». Noi, ha aggiunto, consideriamo l'intesa del 2015 «un accordo multilaterale e internazionale e lo rispettiamo nella cornice del nostro interesse nazionale. Abbiamo cooperato con l’Aiea [l’agenzia internazionale per l’energia atomica] e continueremo a farlo» ma se «l’altra parte non rispettasse i propri impegni si sappia che l’Iran non esiterà a rispondere». Poi ha usato toni più forti: «Continueremo a rafforzare le nostre capacità di difesa. Le nostre armi e i nostri missili sono per la nostra difesa».

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha invece lodato Trump per «l’audacia dimostrata». Pieno sostegno anche dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.

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