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Trump lancia la battaglia sul fisco

· Parte l’iter per la riforma mentre l’economia statunitense fa segnare il miglior dato dal 2015 ·

«L’attuale sistema delle tasse è troppo complicato». Donald Trump lancia la sua battaglia proprio nel giorno in cui l’economia statunitense fa segnare un dato storico: più tre per cento del pil (prodotto interno lordo), ovvero il rialzo più alto dal 2015. Il presidente è intervenuto ieri per annunciare il varo di uno dei “pezzi” fondamentali del suo programma: la riforma del fisco.

Trump illustra  il suo piano fiscale (Afp)

«Il sistema deve essere semplice, equo e facile da capire» ha spiegato Trump. «Ma soprattutto deve essere a vantaggio degli americani che lavorano, non dei ricchi». La ricetta è quella annunciata lo scorso 26 aprile, ovvero una flat tax per le imprese e tre scaglioni di reddito, con una riduzione dell’aliquota massima per le persone fisiche. E uno snellimento dell’architettura tributaria, oltre alla semplificazione della denuncia dei redditi. L’attuale sistema «così come è ha solo effetti negativi sul mercato del lavoro» afferma il presidente. «Tasse più basse per le imprese vuol dire salari più alti per gli americani e più prodotti made in Usa».

Nel dettaglio, il taglio dell’aliquota al 15 per cento varrà per tutte le società quotate in Borsa, grandi e piccole, comprese banche e fondi di investimento. Ma varrà anche per tutte le altre imprese, comprese quelle considerate a gestione familiare. Agevolazioni anche per le imprese che decidono di rimpatriare i guadagni fatti all’estero. La Casa Bianca non ha però dato indicazioni precise sulle coperture, con il timore di molti che la riforma possa peggiorare i conti.

Il presidente ha poi lanciato l’appello al Congresso dove sino ad ora, su altri sforzi riformisti, come la sanità, ha incontrato l’ostruzionismo di democratici e di alcuni repubblicani dissidenti. Trump si è impegnato a lavorare con entrambi i partiti a una riforma che «va a favore degli americani», augurandosi allo stesso tempo che Capitol Hill non lo deluda ancora una volta.

Sul piano dei dati, l’accelerazione della ripresa, insieme al buono stato di salute del mercato del lavoro con il settore privato che crea 237.000 posti, sembra in grado di confermare la tabella di marcia della Fed per un avvio del programma di riduzione del bilancio in settembre e un nuovo aumento dei tassi di interesse entro l’anno. La crescita è un buon segnale perché, insieme alla volata di Wall Street, conferma il clima di fiducia di consumatori e aziende nonostante la mancanza di riforme. Come detto, è la prima volta che l’economia cresce del tre per cento dal 2015. Trump stesso in campagna elettorale aveva promesso un rialzo del pil sopra il tre per cento. Il buon risultato arriva inoltre in un contesto in cui il livello di popolarità del presidente è al di sotto del quaranta per cento.

Sul piano tecnico, l’accelerazione della ripresa al tre per cento è legata ai consumi, saliti del 3,3, in quello che è l’aumento maggiore dal secondo trimestre del 2016. Tuttavia, gli analisti sono scettici sul fatto che la locomotiva americana possa continuare una ripresa così sostenuta. Scettico sull’attuale stato dell’economia anche Warren Buffett. Il noto guru della finanza ritiene infatti che «non sembra di essere in un’economia che sale del tre per cento, sembra più un’economia al più due per cento», ribadendo l’invito alle autorità a sostenere i salari, la cui crescita è ancora al palo, e ad affrontare e risolvere il nodo delle disuguaglianze.

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