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Trump cancella
l’accordo del Pacifico

· Firmato l’ordine esecutivo per il ritiro dal Tpp ·

«Proteggiamoci da chi ci ruba il lavoro»: con queste parole il presidente statunitense Donald Trump ha firmato ieri l’ordine esecutivo che sancisce il ritiro degli Stati Uniti dal Tpp, ovvero il Trans Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio con undici paesi affacciati sul Pacifico. Un accordo che il suo predecessore, Barack Obama, aveva fortemente voluto e che gli era costato due anni di grossi sforzi diplomatici. Trump ha così adempiuto alle promesse fatte in campagna elettorale, quando aveva definito l’accordo «pericoloso per l’industria statunitense» e quindi da cancellare.

«Stiamo facendo grandi cose per i lavoratori americani» ha spiegato il vincitore delle elezioni dello scorso 8 novembre. L’obiettivo della Casa Bianca, ora, è siglare accordi bilaterali con le nazioni asiatiche. Trump ha comunicato anche che intende rinegoziare il Nafta (North American Free Trade Agreement). «Dobbiamo proteggere i nostri confini dal saccheggio degli altri paesi che fanno i nostri prodotti, rubando le nostre aziende e distruggendo posti di lavoro» ha spiegato il presidente. La tesi di Trump è che il Tpp avrebbe penalizzato l’economia americana. Il mercato sarebbe stato invaso dal dumping dei paesi asiatici, ovvero prodotti a basso prezzo, capaci di mettere in difficoltà le aziende locali. Trump ha poi firmato l’ordine che congela le assunzioni del governo federale «fatta eccezione per i militari». Anche questa, una promessa elettorale. Il Tpp era stato fortemente voluto da Obama e firmato il 15 ottobre del 2015 da 15 paesi tra cui Australia, Canada, Cile, Giappone, Messico, Singapore e Vietnam. Il protocollo, in realtà, non era mai entrato in vigore: il Congresso, controllato dai repubblicani, lo aveva bloccato fin dall’inizio e anche altri paesi non lo avevano mai ratificato. Ora bisognerà capire — dicono gli analisti — se il ritiro dal Tpp significherà anche l’azzeramento della strategia politica costruita negli ultimi due anni dall’amministrazione Obama, in particolare per quanto riguarda i rapporti con Giappone e Cina.

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22 maggio 2019

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