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Trump blinda la corte suprema

· Con la nomina del conservatore Gorsuch ·

Il presidente statunitense, Donald Trump, ha scelto Neil Gorsuch come nono componente della corte suprema. Gorsuch, finora giudice di corte d’appello federale, prenderà il posto di Antonin Scalia, un altro conservatore, nominato da Ronald Reagan nel 1986 e deceduto quasi un anno fa. Con la nomina di Gorsuch, si assiste a un sostanziale livellamento nel massimo organo giudiziario statunitense: quattro giudici sono di orientamento liberal (Ruth Bader Ginsburg, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer), altri quattro conservatori (John Roberts, Clarence Thomas, Samuel Alito e ora Gorsuch), mentre Anthony Kennedy è considerato di centro.

Trump annuncia la nomina (Afp)

L'elezione dei giudici della corte suprema è uno dei modi più efficace che un presidente ha per lasciare un segno della sua azione. E in tal senso, Trump non ha perso tempo. «Questo è stato il processo di selezione più trasparente e importante per la corte suprema nella storia del nostro paese» ha sottolineato ieri Trump. «Volevo che il popolo americano avesse voce in questa nomina» ha spiegato, ricordando che molti suoi elettori lo hanno votato solo o in particolare per questo. «Il giudice Gorsuch ha un intelletto superbo, un’educazione legale senza paragoni e un impegno a interpretare la Costituzione in base al suo testo» ha proseguito. Per la conferma della nomina occorrono 60 voti al senato.

Proseguono intanto le proteste per l’ordine esecutivo del presidente statunitense, Donald Trump, che blocca l’immigrazione da sette paesi a maggioranza islamica. Circa 900 funzionari del dipartimento di Stato hanno firmato un memorandum interno di dissenso. Ieri c’è stato anche l’intervento del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il quale ha sottolineato: «I paesi hanno il diritto, e anche l’obbligo, di gestire in modo responsabile i propri confini per evitare infiltrazioni da parte dei terroristi, ma queste misure non possono basarsi sulla discriminazione per motivi di religione, etnia o nazionalità». E «preoccupazione» è stata espressa questa mattina dall’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, che in un’intervista a Tv2000 ha commentato le decisioni di Trump ricordando che «noi siamo messaggeri di un’altra cultura, quella dell’apertura». Papa Francesco — ha aggiunto — «insiste sulla capacità d’integrare coloro che arrivano nella nostra società e cultura».

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24 febbraio 2018

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