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Trump attacca i media

· ​E torna a insistere sul muro con il Messico ·

Un discorso del presidente Donald Trump  trasmesso in tv (Afp)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna ad accusare la stampa di falsare le sue parole e di dividere il paese. Ieri in un comizio lungo un’ora e 16 minuti a Phoenix, in Arizona, Trump ha attaccato i «disonesti produttori» di fake news», citando più volte e a più riprese il «New York Times», il «Washington Post» e la Cnn, che — a suo dire — non hanno riferito con precisione la sue dichiarazioni, in particolare, in relazione ai fatti di Charlottesville. Trump ha poi affermato di aver «condannato i neonazisti, i suprematisti bianchi e il Kkk, ma i media non lo hanno riportato. Se volete scoprire la fonte delle divisioni nel nostro paese non guardate che ai media che danno fake news». Ha poi detto che i media statunitensi tentano di «portare via a tutti storia e cultura», promettendo: «I media possono attaccare me, ma pongo il limite quando attaccano voi». 

Trump ha assicurato che sta combattendo le resistenze delle lobby e della classe politica di Washington e ha ribadito che gli Stati Uniti rinegozieranno il Nafta — il trattato commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico firmato nel 1994 — oppure ne usciranno. Ha poi parlato di nuovo della sua proposta più controversa fra tutte, la costruzione di un muro fra Messico e Stati Uniti per fermare l’immigrazione illegale. E parlando del muro, ha affermato: «Se sarà necessario faremo chiudere il governo, ma costruiremo quel muro».
Trump si riferisce al fatto che ogni anno, fra settembre e ottobre, il governo federale degli Stati Uniti deve approvare una legge per rifinanziare il suo budget. Nel caso in cui repubblicani e democratici non trovino un accordo, il governo è costretto a chiudere tutte le sue attività non essenziali: è il cosiddetto «shutdown», e l’ultima volta è avvenuto nel 2013 durante la presidenza di Barack Obama. Sembra improbabile che il governo di Washington possa chiudere davvero: i repubblicani controllano sia la camera sia il senato, e alla fine probabilmente troveranno un accordo per approvare la legge finanziaria.
Il punto è che non è ancora chiaro se Trump intenda intervenire davvero sul budget federale per finanziare il muro, e se troverà il consenso necessario per farlo: la proposta del muro non piace ad alcuni repubblicani, che potrebbero fare pressione per accantonarla, mentre altri a favore del muro sono comunque perplessi sull’ammontare della spesa. 

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17 settembre 2019

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