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Trump annuncia il ritiro
delle truppe dalla Siria

· ​Sorpresa e preoccupazione per la decisione del presidente statunitense ·

ll presidente Donald Trump ha ordinato il rientro delle truppe statunitensi stanziate in Siria, ritenendo di aver sconfitto il sedicente stato islamico (Is). La decisione ha provocato stupore e proteste. L’annuncio, che modifica profondamente gli equilibri di potere in Siria dove la Russia è molto influente, è arrivato a sorpresa e, secondo alcuni analisti, rafforza l’immagine di un presidente isolato su questo tema all’interno della sua stessa amministrazione.

Convoglio di blindati statunitensi nel nord est della Siria (Epa)

Circa duemila soldati statunitensi sono attualmente dispiegati nella regione orientale della Siria, per lo più corpi speciali presenti per combattere l’Is e addestrare le forze locali nelle zone occupate dai jihadisti. Negli ultimi mesi, alti funzionari militari statunitensi hanno tentato di dissuadere il presidente da una decisione così drastica che avrebbe lasciato la porta aperta in Siria agli alleati di Bashar al-Assad, cioè la Russia, grande rivale degli Stati Uniti, e l’Iran. «Abbiamo vinto contro l’Is, è ora di tornare a casa», ha detto il capo della Casa Bianca in un breve video pubblicato sul suo account Twitter. «I nostri ragazzi, le nostre giovani donne, i nostri uomini, tornano tutti a casa e tornano adesso». Quale sarà il momento esatto del ritiro delle truppe? Per tutta la giornata di ieri, la Casa Bianca e il Pentagono sono rimasti evasivi sull’argomento. «Si tratta di un ritiro totale» che interverrà il più rapidamente possibile, ha semplicemente detto all’agenzia France-Presse un funzionario sotto anonimato. Questo annuncio potrebbe mettere in una situazione molto difficile la milizia curda Ypg, che combatte con il sostegno di Washington contro i jihadisti dell’Is nel nord della Siria. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha infatti minacciato ancora una volta di «sbarazzarsi» di questa milizia se Washington non riesce a ottenere il suo ritiro. Ankara considera la milizia come un’organizzazione «terroristica» legata al partito dei lavoratori del Kurdistan, che dal 1984 conduce azioni di guerriglia in territorio turco.

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14 dicembre 2019

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